Le informazioni sul “funerale show” di Vittorio Casamonica c’erano ma non sono arrivate ai vertici della gestione dell’ordine pubblico di Roma. A dirlo è stato il prefetto della Capitale, Franco Gabrielli, dopo il comitato per l’ordine e la sicurezza. “Le informazioni c’erano ma non sono state valorizzate – ha detto Gabrielli – Sia polizia che carabinieri avevano contezza che ci sarebbe stato un funerale del capostipite di una famiglia che nella città ha un rilievo assoluto nell’ambito della criminalità”. Al contrario, “se i vertici fossero stati messi nelle condizioni di conoscere le informazioni – ha spiegato – le modalità di svolgimento di questo funerale sarebbero state diverse”. Gabrielli ha definito la vicenda “gravissima, ma lo sforzo delle forze polizia non è stato vano in questi anni”. D’altra parte sono stati fatti – aggiunge Gabrielli – “oltre 117 arresti“, quindi “le forze dell’ordine non hanno conosciuto solo ora i Casamonica“. Intanto è stato emesso il divieto da parte della questura per le celebrazioni in occasione della messa di suffragio richiesta dai Casamonica per il 26 agosto nella parrocchia di San Girolamo Emiliani a Casal Morena, dove Vittorio Casamonica abitava. Non si può vietare un funerale in un luogo culto – dice il vicequestore Luigi De Angelis – Perciò la cerimonia si dovrà svolgere in forma strettamente privata”. San Girolamo Emiliani è la chiesa in cui furono celebrati i funerali di Enrico De Pedis, detto Renatino, boss della banda della Magliana.

Gabrielli precisa tra l’altro di non aver mai detto che “sarebbero rotolate teste, è stato un fatto grave. Se necessario le teste sarà il ministro a farle rotolare”. Nel comitato sulla sicurezza e l’ordine pubblico in prefettura Gabrielli ha proposto un “gruppo di raccordo” che “avrà un nuovo modello di controllo del territorio per aree e non per obiettivi”. Questo perché “se la gente percepisce insicurezza, dobbiamo porci qualche problema. “Non ci sono rilievi che possa muovere ai vertici delle forze di polizia per quanto accaduto prima. Chiederò di verificare se ci saranno provvedimenti di carattere disciplinare se ci sono state delle mancanze”. Di certo Gabrielli assicura di non poter dire che il questore ha sbagliato perché “non è stato in grado di svolgere l’attività, non essendo stato informato”.

Ancora più delicata la questione dell’elicottero. “Se fosse stato un terrorista sarebbe stato un problema per tutti. Il tema del sorvolo è molto importante ed attiene alla sicurezza nazionale. In una società libera e democratica come la nostra gli ultraleggeri possono muoversi liberamente. Una volta alzati in volo le possibilità di intercettarli sono pari a zero. Questi casi si risolvono solo con attività preventiva di intelligence“. E nessuna ipotesi “operativa” era praticabile: “Se si fosse alzato in volo un elicottero della polizia o dei carabinieri avrebbe creato turbolenze, una condizione di pericolo per il velivolo e per le persone che stavano sotto. Questi casi – ha ribadito – si risolvono solo con attività preventiva di intelligence”.