See me no more. Come i Maroon in fuga dai britannici, anche Usain Bolt, che con gli schiavi fuggiaschi condivide la nascita nel selvaggio distretto giamaicano di Trelawny, sogna di separarsi ancora una volta dalla vista dei suoi inseguitori sul tartan di Pechino. A 29 anni il velocista caraibico è ancora in grado di calamitare tutta l’attenzione degli appassionati, che non dovranno attendere molto per capire se il suo regno sui 100 metri si arricchirà di una nuova saga.

Domenica sarà lui a inaugurare i quindicesimi Campionati del mondo di atletica leggera, nella città dove tutto ha avuto inizio. In Italia sarà passato qualche minuto dopo le 15 quando i 90 mila del Nido di Uccello di Pechino, lo stadio in cui nel 2008 Bolt conquistò le sue prime tre medaglie olimpiche, inizieranno a trattenere il fiato. Meno di dieci secondi dopo sapranno se, come sempre quando conta, il giamaicano si metterà al collo il metallo più prezioso. Per una volta Bolt non è il favorito perché Justin Gatlin (Usa), che in passato ha scontato una squalifica per doping e corre sempre accompagnato dal sospetto, è imbattuto da due anni nella specialità. La sfida si riproporrà giovedì, giorno della finale dei 200 metri. C’è chi dice che la Giamaica potrebbe abdicare persino nella staffetta 4×100: il supporting cast non è al meglio della condizione, ma un Bolt senza ori al collo è un’ipotesi difficile da considerare.
Non c’è solo l’uomo più veloce al mondo tra i protagonisti del Mondiale cinese, che terminerà domenica 30 agosto con il consueto dispendio di fuochi di artificio.

Altro grande nome è quello di Mo Farah. L’inglese nativo di Mogadiscio, dopo la doppietta nei 5 e 10mila alle Olimpiadi di Londra e il dominio al Mondiale moscovita del 2013, punta a nuovi trionfi per zittire le accuse che hanno scandito la sua estate dopo l’apertura di un’indagine sul suo coach Alberto Salazar. Non gli ha fatto mancare l’appoggio lord Sebastian Coe, leggenda del mezzofondo britannico e nuovo numero uno della Iaaf. Il suo primo impegno sarà quello di trarre in salvo l’atletica dalla bufera doping, che rimane la grande incognita della kermesse asiatica.

Incerto il pronostico della maratona cinese, che vede al via tutti i recordman degli ultimi anni: i pretendenti al primato di Wilson Kipsang sono molti e 42 chilometri di fatica lasciano ampio margine alle sorprese. Altrettanto contendibile l’oro della marcia, complice la diserzione della squadra russa dovuta alla numerose squalifiche del recente passato.

Altro uomo da copertina è il 28enne francese Renaud Lavillenie, oro nel salto con l’asta a Londra per cui qualcuno azzarda paragoni con Sergey Bubka. La Cina confida nel salto in alto e nelle performance di Zhang Guowei: è forse il nome più noto tra i padroni di casa, che difficilmente però si accontenteranno di un Mondiale da comprimari.

Anche tra le donne la Giamaica ha un regno da difendere. E’ quello di Shelly-Ann Fraser-Pryce, che con Usain Bolt condivide data di nascita e luccichii in bacheca. La regina della velocità cercherà di imporsi sui 100 e sui 200 metri e nella staffetta, mentre la plurimedagliata americana Allyson Felix si confronterà con i 400. Non sarà facile per lei, mentre più serena e sicura di sé appare Genzebe Diababa. Etiope, ultima gemma di una famiglia di olimpionici, a 24 anni ambisce al gradino alto del podio di 1500 e 5000 metri per porre le basi di un dominio futuro nel mezzofondo.  Etiopia che, con ogni probabilità, a Pechino se la vedrà con il Kenia per il successo nella maratona. Difficile indicare un nome, ma sarà africano.

Mancherà la zarina del salto con l’asta Yelena Isinbayeva e da un punto di vista dell’appeal mediatico è perdita rilevante. Dopo infiniti successi la donna immagine di Putin nel mondo dello sport potrebbe tornare per un ultimo ballo a Rio nel 2016.

Infine gli italiani, chiamati a fare meglio del Mondiale russo. Due anni fa gli azzurri non andarono oltre al secondo posto di Valeria Straneo nella maratona e nemmeno la competizione cinese non lascia grande spazio all’ottimismo. La vicecampionessa non ci sarà e non è l’unica assenza penalizzante, così bisogna affidare le speranze azzurre a Eleonora Giorgi e Gianmarco Tamberi. La brianzola si presenta in ottima forma alla 20 chilometri di marcia e sogna un ingresso a braccia alzate nel Nido di Uccello di Pechino. Tamberi ha di recente polverizzato il record italiano nel salto in alto e ora ci crede. In caso di vittoria, prima di mettersi in posa, dovrà scegliere se prestare ai fotografi la metà di volto con la barba o quella sprovvista.