Un’amichevole estiva, per sondare la preparazione e riprendere confidenza con il campo. Sulla carta è una partita di calcio come tante altre quella che andrà in onda a Castelvetrano il prossimo 13 agosto: sul campo del comune in provincia di Trapani, scenderanno la Folgore, squadra di casa, e il Marsala, con tanto di logo della Lega nazionale dilettanti stampato sulle locandine promozionali. Le due formazioni si contenderanno il memorial dedicato a Paolo Forte, che, come spiegano gli organizzatori dell’incontro, era uno “storico tifoso della Folgore scomparso prematuramente nell’ottobre del 2012 e oltre ad aver indossato da ragazzino la casacca rossonera, nella metà degli anni novanta, sotto la presidenza di Giovanni Bua,  fu anche vicepresidente del sodalizio rossonero”.

Solo che Forte non era solo un acceso supporter della squadra di Castelvetrano: era anche, e forse soprattutto, amico  di Matteo Messina Denaro, l’ultima primula rossa di Cosa nostra, ancora oggi latitante. Arrestato nel 1996 in una delle tante operazioni antimafia che puntavano all’arresto del boss di Castelvetrano, Forte era stato condannato per favoreggiamento: nel 1993, negli anni delle stragi mafiose a Firenze, Milano e Roma, Messina Denaro usava i documenti dell’amico per spostarsi in giro per l’Italia. Ma non solo: perché Forte, che è il padrino di cresima di Messina Denaro, aveva offerto il suo distributore a Mazara del Vallo come domicilio per le bollette dell’Enel della casa di Triscina dove era ospite Antonio Scarano, pregiudicato pugliese.

È questo, come ricorda il portale online ilmattinodisicilia.it, il curriculum del “dirigente calcistico” al quale sarà dedicata una delle principali amichevoli estive a Castelvetrano. Dalla Folgore non arriva però nessun passo indietro, anzi la dirigenza della squadra siciliana fa sapere di essere “estremamente amareggiata per delle esternazioni che, a tutti i costi e senza parecchi scrupoli, hanno voluto trasfigurare un normalissimo incontro di calcio in memoria di un ex dirigente prematuramente scomparso, in un match commissionato da chissà quale potente capomafia”. I dirigenti della squadra si lamentano tra l’altro del fatto che “cotanta attenzione non sia stata prestata nel recente passato, allorquando la nostra società si è impegnata fattivamente, concedendo la piena disponibilità dello stadio Paolo Marino, per la realizzazione di eventi sportivi in nome della legalità che hanno visto in campo squadre composte da avvocati e magistrati“.

E dire che, secondo gli inquirenti, l’autorevolezza di Forte era cresciuta negli anni: è per questo motivo che era tenuto sotto strettissima sorveglianza fino all’infarto fulminante che lo aveva stroncato nell’ottobre del 2012. I carabinieri avevano anche documentato gli affollatissimi funerali nella cattedrale di Mazara del Vallo: tra i presenti anche il sindaco Nicola Cristaldi. “Non ero lì in veste istituzionale – spiegava Cristaldi all’edizione locale di Repubblica – Quella era una partecipazione strettamente familiare, perché Forte è imparentato con un mio cugino. Francamente, non sapevo tutte queste cose sul passato di Paolo Forte. Le ultime notizie mi hanno colto di sorpresa: quella vicenda degli anni Novanta era sembrata a tutti il frutto di una ragazzata”. Sarà per questo che oggi a Castelvetrano commemorano Forte giocando a pallone: aver prestato di documenti all’ultimo dei corleonesi, mentre l’Italia era squarciata dalle bombe, viene ancora considerato solo e soltanto come un errore di gioventù.