“Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato alla famiglia un messaggio in cui indica Renato Zangheri come “una figura di insigne studioso ed intellettuale, il cui esemplare impegno nelle istituzioni locali e successivamente nel Parlamento lo ha visto tra i protagonisti della storia della Repubblica”. Matteo Renzi lo ha definito: “Uomo retto e diretto, simbolo di una stagione difficile e di una risposta ferma e civile al terrore”.

“Ha lasciato impronte profonde, anche per riconoscimento internazionale, nella storiografia moderna e contemporanea”, così lo ha ricordato l’amico Giorgio Napolitano, presidente emerito della Repubblica. “Ha legato il suo nome a una straordinaria esperienza di sindaco della città di Bologna affrontando con fermezza anche le drammatiche sfide della violenza politica e del terrorismo” e per questo ha sottolineato “si è guadagnato un posto d’onore nella storia e nella cultura del movimento operaio e socialista italiano e nella evoluzione della vita pubblica nazionale”.

Renato Zangheri è stato sindaco di Bologna dal ’70 all’83, e nel giorno della strage del 2 agosto 1980 “rappresentò una città ferita e capace immediatamente di reazione, civile nei soccorsi, ferma nella richiesta di giustizia. A lui, uomo delle istituzioni, Bologna deve moltissimo”. Così Virginio Merola, primo cittadino del capoluogo emiliano, ha ricordato il suo predecessore Renato Zangheri, che è scomparso a 90 anni e ha espresso ai familiari “il cordoglio della città”, proclamando domani lutto cittadino.

Lo ha descritto come “grande studioso di storia economica e di socialismo, dirigente del Pci a fianco di Berlinguer“, sottolineando che Bologna gli deve molto, perché grazie a lui “è diventata modello nella crescita del welfare come motore di giustizia sociale”. Inoltre ha “valorizzato il decentramento come strumento di relazione costante coi cittadini” e “rappresentato il volto migliore delle istituzioni negli anni del terrorismo”. (Leggi l’intervista a Zangheri de ilfattoquotidiano.it: “Colpirono Bologna per destabilizzare l’Italia”)

Romano Prodi, con cui ha insegnato all’Università di Bologna, ha commentato: “È stato un collega universitario di grande livello e un sindaco molto amato la cui azione di governo, anche in anni difficili e di grande tensione politica, ha fortemente contraddistinto la vita di Bologna”. Per Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, “Scompare una figura di intellettuale che ha saputo, nel corso del suo lungo impegno nelle Istituzioni locali e nazionali, creare uno stretto legame tra cultura, sviluppo dei territori e impegno forte a difesa delle Istituzioni stesse”, mentre il bolognese Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, lo ha indicato: “Una guida forte, un esempio di impegno civile e di alto senso delle istituzioni al servizio della città”. Su Twitter Pierluigi Bersani ha voluto ringraziare Zangheri “per ciò che ha scritto da grande storico e intellettuale. Voglio ricordarlo per ciò che ha fatto da grande sindaco e parlamentare. Ma soprattutto voglio ricordarlo per questi ultimi anni: per l’eleganza, la misura, lo stile straordinari con cui ha gestito il suo ritiro dalla vita pubblica”. 

La vita

Nato a Rimini, ma bolognese d’adozione, Renato Zangheri si era laureato all’Alma Mater, dove insegnò. Di lui vennero apprezzati gli studi fatti sulla storia dell’economia dell’Emilia-Romagna. Fu fin dal 1956 fra i più stretti collaboratori di Giuseppe Dozza, sindaco di Bologna dal 1945 al 1966, e poi di Guido Fanti, dopo le dimissioni avvenute per ragioni di salute.

Prima di venire eletto sindaco il professore si era occupato come assessore dal 1970, in particolare, della cultura. Un incarico spesso considerato dagli stessi politici non di prestigio in quel periodo, ma che Zangheri invece fece diventare decisivo per l’affermazione sociale ed economica della città. Oltre alla strage del 1980, quelli del suo mandato furono anni di terrorismo e di proteste sociali (fortissimi furono gli scontri con il movimento del ’77), ma anche anni di sviluppo economico e di trasformazioni sociali. Fu proprio Zangheri a firmare una convenzione con il al circolo Arcigay “Il Cassero”. Si trattò del primo spazio ceduto a una associazione omosessuale in Italia, che trovava così una interlocuzione con una istituzione pubblica.

Zangheri concluse la sua carriera politica in Parlamento, come deputato del Partito comunista. Dal 1986 al 1990 fu capogruppo alla Camera, succedendo a Giorgio Napolitano, suo coetaneo e amico. Quando il presidente della Repubblica visitava l’Emilia-Romagna cercava sempre di incontrare l’ex sindaco di Bologna. Negli ultimi anni, pur rimanendo sempre presente (ha aderito al Pds, poi al Pd) si era pian piano defilato, preferendo dedicarsi ai suoi studi.

I funerali si terranno in forma privata. Mentre domani nella sala Rossa di Palazzo d’Accursio sarà allestita la camera ardente, aperta dalle 12 alle 17. Zangheri verrà ricordato, nel trentesimo giorno dalla morte, dal Consiglio comunale di Bologna, che verrà convocato in seduta solenne.