Li ha vissuti tutti gli avvenimenti più tragici della storia recente di Bologna. Renato Zangheri, classe 1925, sindaco di Bologna dal 1970 al 1983, si è ritrovato addosso la strage dell’Italicus (1974), gli avvenimenti del ’77 bolognese con tanto di carri armati in piazza, infine la strage del 2 agosto 1980.

Renato Zangheri, nell’anniversario dalla strage del 2 agosto, cosa ricorda di quella giornata così drammatica che colpì nel profondo la sua città?

Il 2 agosto di trentuno anni fa, quando scoppiò la bomba, non mi trovavo a Bologna, ero in  vacanza. Appena venni a conoscenza di quanto stava accadendo rientrai immediatamente. Quando mi trovai in stazione venni colpito nel profondo dalla devastazione che regnava ovunque. Bambini  moribondi, feriti ovunque, uno strazio che arrivava da ogni angolo della tragedia. Mi recai immediatamente all’ospedale, dove venivano trasportati i feriti. I miei occhi vedono ancora i corpi straziati dall’orribile strage, non possono dimenticare. Pensare a questo tutt’oggi è terribile.

Che cosa la colpì più di tutto nel vedere una Bologna devastata dalla morte e dal dolore?

Un’immagine che mi fece riflettere davvero molto fu il pensiero della stazione affollata di gente pronta per partire per le vacanze tanto attese. A inizio agosto infatti iniziavano per molti le ferie e allora si aspettava il treno che avrebbe permesso di raggiungere il mare o la montagna. E poi improvvisamente il buio innescato dall’ordigno interruppe ogni programma, ogni desiderio, colpendo vite innocenti, segnando il destino di chi si trovava a vivere quei drammatici istanti. Ecco la cosa che mi fece davvero male: la trasformazione di un momento che doveva essere di serenità e  dolcezza in un momento di morte, sofferenza, devastazione. Ma allo stesso tempo fui colpito dai cittadini di Bologna: non si chiudevano in casa per scappare dalla devastazione, ma accorrevano sul luogo della tragedia per portare solidarietà, per offrire il proprio aiuto in un momento drammatico per la città. Una reazione che non era affatto scontata, ma che i bolognesi riuscirono ad interpretare appieno, con un desiderio profondo di voler riportare pace alla città. E questo incarna perfettamente l’animo democratico di Bologna.

Come si è spiegato negli anni l’attacco ad una città come Bologna?

L’impressione che ebbi all’epoca e poi che sviluppai nel corso degli anni fu di un colpo al cuore di una città simbolo per eccellenza per la sua anima democratica. Attaccarla significava voler destabilizzare un equilibrio che la rendeva d’esempio per tutta l’Italia. Credo inoltre che la strage del 2 agosto si è rivelata nel corso del tempo un anello di una catena più o meno visibile. Non è stato un fatto isolato. Pensiamo alle grandi tragedie che hanno colpito nazioni di tutto il mondo, all’attentato alle Twin Towers di New York o alla strage recente di Oslo. Attacchi eseguiti per colpire in un modo o nell’altro città diverse.

Parliamo della Bologna di oggi, una città che in un anniversario importante non vede la partecipazione del Governo. Che cosa si sente di dire al proposito?

Sul fatto della partecipazione del Governo alla commemorazione ad undici anni dalla tragedia non ne farei una questione centrale. Ritengo che spesso nel susseguirsi di avvenimenti terribili nazionali e internazionali si vadano a perdere un po’ la concretezza della situazione di quanto avvenne. E a questo proposito non mi sento di giudicare il Governo. Non voglio fare la parte di chi vuole insegnare agli altri dall’alto ciò che non si è riusciti a fare in prima persona. Se il Governo ha deciso di non esserci credo sia una sua libera scelta. Quello che conta realmente sta nel ricordo che Bologna oggi sta mantenendo vivo. Questo è ciò che ci deve far riflettere in positivo, una manifestazione che continua ad esserci per non dimenticare quei giorni.

Come ex sindaco e testimone della strage che fu, cosa si sente di esprimere oggi alla città di Bologna?

Un pensiero che desidero rivolgere a tutti i cittadini è che l’unità di ieri e di oggi ha vinto. Credo che il sentiero da percorrere resti proprio questo: quello dell’unitarietà, da ricercare sempre all’interno di quella Bologna che conserva sempre una grande forza al suo interno. Restano ancora molti punti oscuri sulle responsabilità della strage. Questo però non deve scoraggiare. Anzi deve rappresentare la vera forza per continuare a costruire il futuro di una Bologna che non dimentica.

Carmen Pedullà