“E’ la prima volta in assoluto da quando i miei figli vanno a scuola che affrontiamo una situazione del genere. Sono molto preoccupata perché, al momento, non posso dire ai miei due figli se potranno iniziare il nuovo anno scolastico oppure no. Provo un grande senso di incertezza, disagio e amarezza”. Debora Mauri, madre di due bambini ipovedenti, contattata da Ilfattoquotidiano.it, racconta la difficile condizione che sta vivendo la sua famiglia. “Altro che vacanze estive da trascorrere sereni”.

I figli Matteo, dieci anni, e Marta, sette, dovrebbero iniziare a settembre, insieme ai propri compagni di classe, rispettivamente la quinta e la terza elementare, ma rischiano, in assenza delle risorse pubbliche necessarie, di “non avere a disposizione l’assistente alla comunicazione, che possa seguirli almeno 10 dieci ore a settimana, di non ricevere l’assistenza educativa e di non poter usare i libri scolastici adeguati”, scritti con il carattere braille. “Senza questi strumenti – ha sottolineato la signora Mauri – per i miei bambini c’è un problema reale di mancato raggiungimento degli obiettivi didattici, visto che gli altri insegnanti non conoscono la lingua dei segni”.

Debora e suo marito, e come loro centinaia di famiglie di Milano e provincia, si sono rivolti alla Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) – che ha anche inviato una lettera di diffida alla Città metropolitana di Milano – per vedere riconosciuto il diritto allo studio dei propri figli con disabilità, messo in discussione dalle istituzioni. Secondo le associazioni, l’ente preposto dopo la soppressione della Provincia a garantire l’inclusione scolastica per gli studenti disabili, sia fisici che psichici, non ha ancora dato garanzie in merito ai fondi necessari per l’Assistenza Educativa Scolastica.

“L’unico riscontro che abbiamo ricevuto dalla Città Metropolitana – spiega Debora Mauri – è una comunicazione e-mail, arrivata soltanto il 31 luglio tramite posta normale e non in forma certificata pec, nella quale non viene garantito assolutamente nulla sul rinnovo dell’assistenza e sulle indicazioni delle precise modalità di attivazione. Non abbiamo nessuna certezza sulle risorse messe a disposizione, nessuna assicurazione riguardo gli assistenti alla comunicazione e non ci comunicano nemmeno la scadenza temporale per conoscere la data di attivazione dei servizi”. Oltre al danno la beffa, verrebbe da dire. “Dopo l’e-mail ricevuta venerdì scorso – continua la madre dei due bambini ipovedenti – invece di sentirmi serena, rimango più che mai preoccupata. Avrebbero dovuto inviarci una nota più chiara e rassicurante”.

Almeno, però, questa famiglia ha ricevuto una risposta. Non è chiaro, infatti, se a tutte quelle con uno studente disabile sia stato recapitato lo stesso messaggio, che “testimonia almeno che qualcosa si muove negli uffici della Città Metropolitana”. A sostenerlo è Giovanni Merlo, direttore Ledha: “Nell’e-mail si evidenzia, comunque, la chiara intenzione di passare tutte le operatività al Comune di Milano e ai Piani di zona del resto del territorio provinciale, lasciando alla Città Metropolitana il solo compito di finanziare il servizio, utilizzando le risorse provenienti da Regione Lombardia e dallo Stato“.

L’autrice della e-mail recapitata a Debora Mauri è Maria Rosaria Iardino, consigliere comunale milanese, con delega alle Pari opportunità, disabilità e fragilità. Contattata da Ilfattoquotidiano.it, vuole però “rassicurare” le famiglie. “Voglio confermare che abbiamo stanziato e messo a bilancio un milione e mezzo di euro per i servizi che riguardano l’assistente alla comunicazione per gli studenti con disabilità sensoriale, l’assistenza educativa e il trasporto degli studenti disabili. Venerdì scorso abbiamo inviato una lettera alle famiglie e ci scusiamo per il ritardo – aggiunge Iardino – ma stiamo lavorando per far partire tutti i servizi nei primi giorni di scuola, al massimo entro la fine di settembre. Abbiamo stabilito che i fondi non verranno direttamente erogati alle famiglie ma la gestione delle risorse sarà di competenza degli uffici comunali di riferimento, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi offerti”. Per ora alle famiglie di ragazzi disabili viene assicurata la risoluzione del problema entro l’inizio dell’anno scolastico. Ma, contrariamente a quanto accaduto negli anni scolastici passati, a meno di un mese dal via non c’è ancora nessuna certezza.