Con le slot machine ha fatto i soldi non giocando, ma producendole, e ha anche ideato, senza mai riuscirle a immetterle sul mercato, delle macchine che possono avvertire la dipendenza del giocatore e quindi farlo fermare prima di mandarlo in rovina. Francesco Gatti, titolare di Bakoo Spa, una delle aziende leader nella produzione di macchine da gioco, squarcia il velo sul mondo delle slot tanto demonizzato da amministratori locali e dal governo, che pure dal settore incassa ogni anno 4 miliardi di euro. “Eliminare o vietare le slot machine non serve a nulla – spiega l’imprenditore parmense – Ma il settore andrebbe regolamentato. Il problema è che è tutto nelle mani dello Stato, noi siamo solo produttori”.

È lo Stato che sceglie le caratteristiche delle 350mila macchine dislocate in tutta Italia tra bar, tabaccherie e sale giochi, così come i meccanismi di vincita e di perdita, e le percentuali di spartizione del denaro incamerato dalle giocate. Nel libro “Mangiasoldi – Le slot machine spiegate da chi le fa” edito da Nuova editrice Berti, Gatti spiega il suo punto di vista, mettendo a nudo le contraddizioni di un governo che da una parte vuole limitare le slot machine per arginare l’aspetto patologico del gioco, ma dall’altra non si impone sul diffondersi delle sale di videolottery. Una su tutte, la percentuale di vincita, che spesso sembra irrisoria e finalizzata, appunto, a mangiare i risparmi dei giocatori: “Il 74 per cento del denaro che si infila ritorna in vincita, ma bisogna sempre ricordarsi che le macchine sono soprattutto pensate per l’intrattenimento, non per l’arricchimento”. Per questo a chi lo accusa di far soldi sulle debolezze della gente, l’imprenditore risponde che del meccanismo fanno parte le aziende produttrici, i gestori degli esercizi, ma anche lo Stato: “Al casinò si dice che vince sempre il banco. E anche per le slot il banco è lo Stato”, che dalle vincite guadagna la maggior parte degli introiti. Le regole sono dettate dal governo, e chi le vuole cambiare, è fuori dal mercato. Così è successo nel 2008 al prototipo di Safe Slot progettato dall’azienda dell’imprenditore: una macchina in grado di percepire il disagio del giocatore attraverso il modo in cui vengono pigiati i tasti e di interrompere il flusso di partite con frasi sul monitor come “Attenzione, non stai per caso esagerando?”.

L’idea della ditta di Gatti ha attirato l’attenzione mediatica e ricevuto premi, ma alla fine è rimasta soltanto un progetto mai realizzato. “Ritenevo che potesse rappresentare il futuro di un intero settore – racconta nel libro – ma gli stessi produttori, dopo i dovuti test, si sono resi conto che gli incassi risultavano inferiori. Se si riducono i ritmi di gioco al fine di tutelare il giocatore le macchine incassano di meno e lo Stato, di conseguenza, ci guadagna meno”. Per immettere sul mercato macchine del genere, inoltre, si sarebbe dovuti andare in deroga rispetto alla normativa centrale che regolamenta il gioco.

Nel frattempo il settore è cambiato e ora il governo combatte le slot machine, senza contrastare adeguatamente, secondo l’imprenditore, le sale di videolottery, mentre i giovani si stanno allontanando per abbracciare sempre più i giochi online. La manovra di Renzi con la legge di stabilità 2015 mira a rivoluzionare il campo, con un prelievo maggiore di 500 milioni ogni anno e la sostituzione del parco macchine entro il 2017. Inoltre le slot nei bar e negli esercizi pubblici dovranno essere celate alla vista. “Ma così facendo il rischio è che le patologie aumentino” continua Gatti, che nel suo libro, oltre a sfatare miti e leggende che ruotano intorno all’universo delle slot, ha dedicato un capitolo anche alle ludopatie a cui ha contribuito Guglielmo Cavallari, tra gli esperti di dipendenze da gioco. “In questo modo si isolerebbero i giocatori incalliti, che così non dovrebbero più subire il giudizio sociale della gente che passa e li vede, peggiorando la loro situazione”.

Inoltre, si popolerebbero sempre di più le sale di videolottery, che a differenza delle macchine da bar propongono un vero e proprio gioco d’azzardo, che permette di spendere cifre molto maggiori rispetto alle prime. “Le macchine da bar invece – spiega Gatti – hanno tutti gli strumenti per poter svolgere un potere di autoregolamentazione del gioco”. Ma la decisione se attivare o meno questi sistemi a tutela del cittadino passa sempre dallo Stato. Per questo, invece che le limitazioni sulle fasce orarie o sulla dislocazione delle macchine, per l’imprenditore i sindaci anti-slot come Giuliano Pisapia “dovrebbero chiedere a gran voce l’utilizzo di queste funzioni, già obbligatorie per i produttori. Sarebbe la prima vera rivoluzione del settore. Il tutto a costo zero”.