Le sentenze sugli abusi sessuali su minori, pubblicate dal sito della corte di Cassazione senza che fossero oscurate le generalità delle vittime, saranno cancellate. Lo comunica la stessa Suprema corte, che in un nota dà ragione al caso sollevato dal Fatto Quotidiano. “Un errore materiale – scrivono gli ermellini – è sempre possibile a fronte dell’enorme mole di materiale trattato, consistente in oltre quattrocentomila sentenze”. Le sentenze finite pubblicate sul portale web della Suprema con le generalità non oscurate erano tre: adesso “è stata disposta immediatamente la loro cancellazione dal sito“.

Ma non solo. Perché oltre alla cancellazione delle tre sentenze, la corte riferisce anche l’avvio di “una nuova e complessa procedura di verifica dei dati“, con l’obiettivo “di esaminare in quali ipotesi, al di là di quelle espressamente previste dalla legge (e che, sole, possono essere intese come le uniche obbliganti) sia opportuno intervenire per assicurare nei limiti del possibile la tutela di dati che possano definirsi sensibili“. Il riferimento è per un altro caso sollevato dal nostro giornale: se è vero infatti che nel caso di minori e vittime di violenze sessuali, è già disciplinato dalla legge il divieto alla diffusione delle generalità, il discorso cambia se allarghiamo lo spettro ai dati che riguardano la salute. In teoria, in questo caso, la Cassazione può pubblicare nomi e cognomi di chiunque.

Ed è per questo motivo che sul sito della Suprema corte possiamo leggere il caso del signor W. che nel 2005 querela il medico: dopo un intervento, gli ha causato il seguente danno: “accorciamento del pene” e “incappucciamento del glande” dal quale deriva “una impotenza coeundi”. Online – sempre sul sito della Suprema corte – è possibile leggere le generalità del signor W. oltre gli ulteriori dettagli della sua drammatica storia, inclusa la “lunghezza del pene eretto” che “si era ridotta di 7 centimetri (cm 11 rispetto ai 18 cm ante operazione) e presentava una curvatura di 30 gradi maggiore di quella antecedente all’intervento chirurgico”.

Della signora Y. scopriamo che nel 2005, durante la sua gravidanza, è “rimasta in stato comatoso subendo 22 trasfusioni e tre interventi chirurgici, con asportazione dell’utero e dell’ovaia destra”. Il signor V. ha subìto una ingiusta detenzione per la quale ha ottenuto un risarcimento che, però, gli era stato negato riguardo “la irreversibile impotenza coeundi e generandi”. Il motivo? “La convivente” era giunta “in fase di climaterio”. Con la sentenza in questione, quindi, oltre alla “irreversibile impotenza” del signor V. siamo a conoscenza anche del “climaterio” della compagna. Tutte storie pubblicate online, che chiunque può consultare, e volendo indicizzare su un motore di ricerca tipo Google: e su questi casi sollevati dal nostro giornale che si focalizzerà la nuova procedura di verifica degli ermellini.

“Va peraltro sottolineato – replicano però dalla Cassazione – che le sentenze pubblicate sul sito non sono indicizzate e non sono reperibili attraverso i comuni motori di ricerca, accorgimento che la Corte ha adottato nonostante ciò non sia ancora imposto per legge: appare infondato e inaccettabile quanto si afferma nell’articolo in questione che ‘chiunque può consultare e volendo indicizzare su un motore di ricerca tipo Google, in quanto ciò implica una specifica (ed intrusiva) attività di un soggetto terzo, il quale sarebbe l’unico interamente responsabile di questo uso non autorizzato dei dati, che configurerebbe anche un ‘ipotesi di reato penalmente perseguibile”. Già nel 2014 il Garante della Privacy, Antonello Soro, aveva scritto a Giorgio Santacroce, Presidente della Corte Suprema, chiedendo di non far circolare le sentenze sui motori di ricerca, come Google, per impedire che possano essere leggibili ovunque. E infatti i nomi delle vittime di abusi sessuali – che era comunque vietato pubblicare per legge – così come quelli delle vittime di casi di malasanità compaiono soltanto sul sito della Cassazione. Non si trovano sui motori di ricerca, ma sono comunque online, potenzialmente disponibili a tutti.