Il craxiano doc Lucio Barani come capogruppo. L’ex Ccd, poi Forza Italia e Conservatori e Riformisti italiani, Eva Longo, come sua vice. E poi, ancora, il “lombardiano” Giuseppe Compagnone possibile tesoriere. Per non parlare di Vincenzo D’Anna, grande amico di Nicola Cosentino, che contattato da ilfattoquotidiano.it svela assetti organizzativi e pure il nome del nuovo gruppo: Alleanza Liberale Popolare e Autonomie. E assicura: “Abbiamo i numeri”. Sono questi i dettagli dell’operazione che Denis Verdini porterà definitivamente a termine la prossima settimana. Lunedì o martedì al massimo. Per aiutare il presidente del Consiglio Matteo Renzi nell’approvazione delle riforme, visto che a Palazzo Madama i numeri sono sempre più in bilico complici i mal di pancia della minoranza del Partito democratico. Lo strappo definitivo è arrivato dopo il colloquio con Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli di questo pomeriggio, nel corso del quale il senatore toscano ha annunciato al Cavaliere l’intenzione di lasciare Forza Italia.

Del nuovo gruppo, che, assicura D’Anna, sarà composto solo da ex appartenenti al Popolo della Libertà – “non ci saranno senatori ex Movimento 5 Stelle“, ci tiene a precisare il politico campano – faranno parte anche altri senatori visto che, come noto, per formare una componente a Palazzo Madama servono almeno 10 eletti. Ci sarà, ad esempio, Ciro Falanga, che dopo un breve passaggio nella corrente che fa capo a Raffaele Fitto ha deciso di passare con Verdini. Perché, spiega, “se le proposte del governo Renzi vanno nell’interesse del Paese bisogna votarle. Su alcuni questioni – aggiunge Falanga – Forza Italia ha assunto un atteggiamento sconcio: non condivido l’atteggiamento di Berlusconi e Salvini e per questo ho deciso di aderire a questo nuovo progetto». Non è una sorpresa, invece, che di Alleanza Liberale Popolare e Autonomie faccia parte Riccardo Mazzoni, considerato da sempre un verdiniano doc. E poi, ancora, aderiranno il senatore lombardo Riccardo Conti e quello siciliano Antonio Scavone, con un passato nella Democrazia Cristiana e nel Partito popolare italiano. Ma soprattutto nel Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo. Proprio quest’ultimo, raccontano i ben informati a ilfattoquotidiano.it, avrebbe cercato nelle ultime ore di fare in modo che sia Scavone sia Compagnone non passassero con i verdiani. Senza però riuscire ad ottenere un risultato positivo.

Poi ci sono gli indecisi. Ecco perché i prossimi giorni saranno roventi e il pressing di Verdini e dei suoi colonnelli per chiudere la partita si rivelerà febbrile. Del gruppo potrebbero dunque far parte anche Pietro Langella, altro senatore vicinissimo a Nicola Cosentino, e Domenico Auricchio, che a luglio dello scorso anno è andato a rimpolpare la pattuglia di Forza Italia a Palazzo Madama subentrando ad Alessandra Mussolini, eletta al Parlamento europeo. In bilico pure Riccardo Villari. Chi invece avrebbe già risposto picche è Michelino Davico, eletto nel 2013 nelle liste della Lega Nord e poi transitato nell’Italia dei valori e nel gruppo Grandi Autonomie e Libertà. Un altro “no” sarebbe arrivato anche da Giuseppe Ruvolo, senatore vicino a Fitto. Se ne saprà di più nei prossimi giorni. E c’è già chi azzarda la possibilità che anche alla Camera, magari dopo l’estate, i verdiniani possano formare un loro gruppo autonomo. Anche se al momento il numero dei potenziali verdiniani pare decidamente esiguo

Twitter: @GiorgioVelardi