Anche in Inghilterra, la patria del libero mercato, i consumatori non se la passano bene. Per lo meno quando hanno a che fare con le bollette di luce e gas. A dirlo, nero su bianco, è l’Antitrust britannico (Cma), che è perfino arrivato a chiedere un tetto ai prezzi sulle offerte più costose (“price cap”) in attesa che il mercato funzioni meglio. Una proposta che non è passata inosservata in Italia, alle prese con l’aspra polemica sull’abbandono delle tariffe amministrate per le famiglie e le piccole imprese, il cosiddetto servizio di maggior tutela.

Nel Regno Unito tutto nasce dai risultati preliminari di un’indagine del garante sulle grandi utility, avviata un anno fa su richiesta del regolatore energetico Ofgem. Le società finite sotto esame sono Sse, Iberdrola, Centrica, Rwe, E.on ed Edf, le cosiddette “big six”. Controllano da sole il 90% circa del mercato energetico britannico, senza alcuna separazione proprietaria tra le attività di generazione e quelle di distribuzione dell’energia. Il quadro che ne esce è desolante. Negli ultimi 10 anni, i prezzi dell’elettricità per le famiglie sono aumentati del 75% e quelli del gas del 125%.

A poco sono serviti gli interventi regolatori per semplificare le tariffe e stimolare la concorrenza: il 34% dei consumatori non ha mai neanche pensato di cambiare fornitore e il 70% continua ad affidarsi alla “tariffa variabile standard” nonostante esistano offerte migliori. I clienti non cambiano fornitore perché non riescono a districarsi e a comprendere le proposte sul mercato e perché sono impauriti da bollette poco comprensibili e imprecise. Il risultato è che tra il 2009 e il 2013 le società hanno guadagnato 1,2 miliardi di sterline l’anno in più di quanto, secondo l’Antitrust, fosse legittimo. Il tutto alla luce del sole, senza violare alcuna norma.

Per questo, il Garante chiede un “nuovo approccio regolatorio basato su principi chiari che permettano di sfruttare i benefici della concorrenza”, nonché “la promozione di misure, come gli smart meter, che stimolino il coinvolgimento dei consumatori”. Ma fino a quando la situazione sarà questa (“non possiamo aspettarci effetti da un giorno all’altro”), il garante propone l’introduzione in via transitoria di un tetto al prezzo che impedisca alle tariffe di superare un determinato livello. Insomma, il cosiddetto “price cap”, visto dai liberisti come fumo negli occhi. E che a proporlo sia stato proprio l’Antitrust di un Paese che molto ha puntato sulle liberalizzazioni, fa un certo effetto.

Diversi i commenti ai risultati dell’indagine. Sia il regolatore energetico Ofgem sia il governo si sono detti subito disponibili a collaborare per rendere il mercato finale più concorrenziale. Dal canto loro anche le sei big nel mirino hanno dato la loro disponibilità, mettendo però i punti sulle i. “I mercati energetici della Gran Bretagna sono nel complesso ben funzionanti e competitivi ma vi è sempre spazio per un miglioramento”, ha detto l’amministratore delegato di Sse, Alistair Phillips-Davies. L’amministratore delegato di Centrica, Iain Conn, ha espresso apprezzamento per il fatto che “l’indagine della Cma riconosca la difficoltà di attuare politiche, strategie di prezzo e regolazioni in un mercato molto complesso”.

Ma i risultati inglesi non potevano passare inosservati neanche in Italia, dove da mesi si assiste a un duro scontro tra il governo che spinge per la rimozione della maggior tutela per i piccoli clienti dal 2018, come previsto dal testo del ddl concorrenza all’esame del Parlamento, e le associazioni dei consumatori, che sostengono che il mercato sia ancora troppo distorto per aprirloRete Consumatori Italia, che si è sempre schierata contro l’abolizione del mercato tutelato, ha colto la palla al balzo sottolineando che “a rafforzare la (loro, ndr) posizione è una recente ricerca effettuata in Inghilterra dove la liberalizzazione dell’energia ha portato ad un vero e proprio fallimento con conseguenze pesanti sugli utenti”. Secondo Adiconsum, “se veramente arriveremo in Italia alla piena liberalizzazione con l’abolizione della tutela, la via che propone l’Antitrust inglese (sul “price cap”, ndr) mi sembra la migliore. In questo caso è giusto proporre un calmiere ai prezzi”.

Dissente invece il presidente dell’Autorità per l’energia Guido Bortoni: “L’Antitrust inglese è scivolata su una buccia di banana chiedendo all’autorità di regolazione di reintrodurre il price cap”. Tuttavia Bortoni, che da sempre è stato critico sull’abbandono in tempi brevi del mercato tutelato per i piccoli clienti, ribadisce al contempo che “occorre fare tutti i passi giusti e ragionevoli (…). Il sistema della tutela va riformato” ma “a una condizione, che la domanda domestica sappia fare il suo mestiere. Se la domanda non può confrontarsi e mettere all’angolo l’offerta il mercato non può funzionare”, precisa l’Autorità.