Fabio Fazio ripesca “Il Rischiatutto” per la Rai Tre del 2016. La veneratissima Rai in bianco-nero, proprio quella che solleva entusiasmi postumi per avere unificato linguisticamente il Paese, per il maestro Manzi e per la commedia ad ogni venerdì, usava anche saccheggiare alla grande la tv commerciale d’oltreoceano, sotto la guida di quella specie di eroe dei due mondi che è stato Mike Bongiorno. Da qui “Lascia o raddoppia”, il prototipo di tutti i quiz, che danno un premio alla erudizione o alla semplice fortuna (come in “Affari Vostri”) o all’incrocio di entrambe come dinanzi al liturgico “busta 1, busta 2 o busta 3?”. “Il Rischiatutto”, versione italiana di “Jeopardy” condensava bene il tutto.

I quiz di allora condensavano suspence e reality e, forti del monopolio (c’erano solo due canali) spopolavano come oggi faremmo fatica a comprendere. E pensiamo che resuscitandone il titolo si punti a un’operazione “come eravamo”, del tipo già sperimentato da Fazio fin dai tempi di “Anima Mia” alla fine degli anni ’90. Aspettiamoci dunque madeleine in quantità: le canzoni, i concorrenti d’epoca, Gianni Morandi. Di quiz ce ne sarà ben poco e sarà meglio così, perché il genere non è, di per sé, nelle corde del Fazio che fin qui conosciamo.

Il gioco del quiz è infatti, altro che gioco, una prova del fuoco che non può convivere con l’ironia. In questo il quiz è simile ad altri generi, pensiamo ai vari processi del lunedì, che esigono un conduttore bonario, rude, furbo, ma mai ironico. Che non può apparire quell’estintore umano, quel surfista delle ondate di passione che costituisce invece il nòcciolo del Fazio. Il quale di sicuro ricorderà la lezione appresa a sue spese in anni assai lontani, quando Rai Tre, che mica le azzeccava tutte, lo mise a condurre un quiz show che era piuttosto un fare il verso ironico a quelli veri (con concorrenti disimpegnati, premi da niente etc). Nessuno se lo filò perché chi detestava il genere non era neppure interessato a metterlo alla berlina e chi lo amava se ne sentiva offeso.

C’è da stare sicuri che la nuova navicella del Fazio quiz non si infrangerà sugli stessi scogli, anche se non sappiamo come riuscirà ad evitarli. Piuttosto, a giudicare dalla repentina, ma non sappiamo quanto rassicurante, accelerazione dei lavori senatoriali sul ddl Rai, potrebbe accadere, per astuzia del destino, che proprio e giusto nella primavera del 2016 entri in carica la nuova governance per la “Rai del futuro”. Lì il gioco del “rischiatutto” sarà nello sfuggire all’ossimoro.