Lo stabilimento di Fincantieri di Monfalcone (Trieste) è stato dissequestrato, dopo che il 30 giugno scorso il tribunale di Gorizia aveva sospeso le attività della fabbrica perché l’area era diventata un “deposito di rifiuti incontrollato”. Lo scrive il governo in una nota. In giornata l’azienda dovrebbe far rientrare gli operai e dovrebbe riavviare la produzione. Sempre oggi, a Taranto, l’Ilva ha riavviato l’Altoforno 2, che arriverà a pieno regime nel giro di qualche giorno, dopo che il 29 giugno scorso il gip di Taranto Martino Rosati ne ha convalidato il sequestro dopo la morte dell’operaio Alessandro Morricella, investito da un getto liquido di ghisa. Entrambe le riaperture sono dovute al decreto del governo, l’ottavo decreto Salva Ilva, del 3 luglio scorso, con il quale il consiglio dei ministri ha dato il via libera a un provvedimento unico per entrambe le aziende, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 4 luglio.

In realtà l’impianto dell’Ilva di Taranto non è mai stato spento, ne è stata soltanto ridotta l’attività. Il decreto del governo prevede che nei prossimi 30 giorni l’Ilva presenti un piano per la messa in sicurezza dell’Altoforno 2. Un primo piano, presentato dall’azienda ai magistrati, era stato considerato inefficace e il pm Antonella De Luca aveva respinto anche il rinvio dello spegnimento di 10 giorni. Nel caso dello stabilimento di Fincantieri, l’area era stata sequestrata per gestione dei rifiuti non autorizzata. Sono sette gli indagati, tra cui anche l’ex direttore della struttura Carlo De Marco. L’inchiesta riguarda la gestione degli scarti di lavorazione delle navi, prodotti dalle ditte subappaltatrici di Fincantieri, che però non risultano titolari dell’autorizzazione a gestire i rifiuti. In particolare, il problema riguarda il deposito temporaneo, messo a disposizione da Fincantieri, dove i vari scarti venivano ammassati e rimossi da parte di un’altra ditta subappaltatrice.

“Apprezzamento per l’avvenuto dissequestro del cantiere di Monfalcone della Fincantieri – spiega il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi – L’intenzione del governo era quella di salvaguardare la produzione e l’occupazione di un importante gruppo industriale messe a rischio da un provvedimento cautelare che riguardava l’interpretazione di norme e non il reale pericolo per l’ambiente e la salute dei lavoratori. Sono lieta che la magistratura abbia capito le finalità del provvedimento del governo”.