Ancora trivelle nella bassa terremotata. E’ trascorso appena un anno da quando la Regione Emilia Romagna, in seguito alle indagini della commissione Ichese sulle possibili correlazioni tra la ricerca di idrocarburi e il terremoto, decise di congelare tutte le nuove autorizzazioni a scavare nell’area che, dopo le scosse del 2012, venne definita il cratere. Eppure, a Masi Torello, in provincia di Ferrara, dove appena tre anni fa sorgevano le tende degli sfollati, c’è già chi vorrebbe andare in cerca del gas metano. Sul tavolo del ministero allo Sviluppo Economico, infatti, è approdata la richiesta presentata da Enel Longanesi Developments Srl, che nell’area di Masi San Giacomo, rurale ma popolata, vorrebbe perforare un pozzo esplorativo. Obiettivo, verificare se nel sottosuolo ci siano “idrocarburi liquidi e gassosi”. Non molto distante da dove gli americani di Aleanna Resources, in effetti, stanno già cercando giacimenti di gas, titolari delle autorizzazioni per le località Ponte del Diavolo e Corte dei Signori, oltre che di altri siti dislocati lungo il territorio nazionale. O ancora, da dove Po Valley Operations vorrebbe trivellare sempre per trovare gli idrocarburi, anche se al momento questa istanza, a differenza di Enel Longanesi, risulta congelata sulla base della delibera della Regione Emilia Romagna, e salvo pronunciamenti imminenti, tale resterà fino al 23 ottobre 2015.

Al momento, la richiesta per il pozzo di Masi Torello, denominato Malerbina 1 dir, inserita nell’ambito della già concessa autorizzazione a cercare idrocarburi “Portomaggiore”, che ricade sulle provincie di Bologna, Ferrara e Ravenna, è al vaglio della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale, nell’ambito della procedura di Via. Tuttavia l’iter è in movimento, e tanto basta ai comitati anti trivelle e ai cittadini per iniziare a pensare alle proteste.

 

“Con l’approvazione del decreto Sblocca Italia – spiega Irene Gigante, dei No Triv di Ferrara – gli enti locali, dalle regioni ai comuni, sostengono di non avere più voce in capitolo in materia di tutela del territorio dalle tante, troppe società che vorrebbero scavare in cerca di idrocarburi, e così, di fatto, se ne lavano le mani. Ma noi cittadini non ci stiamo: abbiamo perso le nostre case e le nostre aziende a causa del terremoto, e non è possibile che si venga a trivellare in un territorio già a rischio sismico, soggetto a subsidenza. Senza contare il danno che subiremmo sia dal punto di vista economico, sia sociale”.

 

Per il 1 di luglio il sindaco di Masi Torello, Riccardo Bizzari, ha convocato un’assemblea pubblica in municipio, allo scopo di informare la popolazione circa l’istanza presentata al ministero da Enel Longanesi. “Noi saremo presenti – sottolinea Gigante – e chiederemo all’amministrazione di combattere con noi questa battaglia”. A puntare il dito contro la Regione Emilia Romagna, poi, è anche la Lega Nord, capofila l’ex sindaco della Bondeno terremotata Alan Fabbri. “L’incubo trivelle torna nei nostri territori – attacca il Carroccio – il Pd sta spianando la strada agli appetiti dei colossi dell’energia. Complice lo Sblocca Italia, nel nostro paese stanno prevalendo le lobby, a cui i democratici hanno svenduto il nostro territorio”.

 

Nonostante, infatti, la delibera unanime di sei sindaci dell’alto ferrarese del 27 febbraio 2013 contro le trivelle nell’area del sisma, e il pronunciamento della stessa Assemblea legislativa del 15 aprile 2014, che ha disposto “la sospensione in tutta Emilia Romagna di qualsiasi nuova attività di ricerca e coltivazione” di idrocarburi, prosegue Fabbri, “l’assessore alla Difesa del suolo Paola Gazzolo, il 28 marzo scorso, ha candidamente ammesso che potrebbero essere riaperte le procedure autorizzative per le estrazioni. Una scelta politica in linea al governo di Matteo Renzi, che ha tolto agli enti locali il potere di veto sulla ricerca di petrolio lasciando libere le mani dei colossi internazionali di impadronirsi dei nostri territori, contro la quale noi fin sa subito ci opponiamo”.