Oltre duemilacinquecento migranti, suddivisi in 15 barconi, soccorsi oggi, 22 giugno. Ma non è tutto. C’è stata anche una sparatoria al largo della Libia. Un migrante è morto e uno è rimasto ferito gravemente alla gamba e trasportato in elicottero a Lampedusa. Ma il cadavere della vittima per ora non si trova. Secondo il racconto dell’immigrato ferito, un gambiano di 32 anni, ad aprire il fuoco è stato il personale di una motovedetta libica. Reda Issa, comandante delle motovedette del “settore centrale” della Guardia Costiera del Paese africano, ha poi precisato che non sono stati né i suoi uomini né i militari della Marina a colpire i due, che si trovavano a bordo di un gommone.

Sull’imbarcazione, diretta in Italia, c’erano diversi stranieri e i superstiti sono stati trasferiti su una nave militare che li sta portando a Pozzallo, nel ragusano. Il migrante ferito ha raccontato alla polizia che “dei miliziani libici hanno abbordato con una motovedetta il nostro gommone per derubarci, quando ci siamo ribellati hanno sparato: io sono rimasto ferito e un altro migrante è morto”. Il corpo della vittima però, non si trova e il pm di Agrigento Renato Di Natale, che coordina l’indagine, ha aperto un’inchiesta per tentato omicidio. Manca il riscontro obiettivo dell’omicidio, anche se non si esclude che il cadavere sia caduto in acqua.

Non è la prima volta che si spara nel mare di fronte alla Libia. Il 14 aprile scafisti hanno sparato colpi di arma da fuoco per recuperare una barca di legno, durante un’operazione di salvataggio di migranti a 60 miglia dalle coste. Mentre il 15 febbraio uomini armati su un barchino avevano minacciato una motovedetta della Guardia Costiera italiana che stava soccorrendo un’imbarcazione con migranti a bordo, a circa 50 miglia da Tripoli. Gli scafisti, armati di kalashnikov, avevano intimato – con successo – agli italiani di lasciare loro la barca dopo il trasbordo dei migranti.