Sono finite agli arresti anche alcune religiose al vertice dell’Ente Ecclesiastico ‘Congregazione delle Ancelle della Divina Provvidenza’ (con sedi a Bisceglie Foggia e Potenza, oggi in amministrazione straordinaria ai sensi della legge Prodi bis), un ex direttore generale, amministratori di fatto, consulenti e dipendenti dell’Ente, nell’operazione ‘Ora pro Nobis‘, su un crack finanziario da 500 milioni di euro, condotta da militari della Guardia di Finanza di Bari (Polizia tributaria) coordinati dalla Procura della Repubblica di Trani. Sequestrato anche un immobile appartenente all’ente ecclesiastico ‘Casa di Procura Suore Ancelle della Divina Provvidenza’ a Guidonia (Roma). Nel lungo elenco degli indagati compaiono anche altri professionisti, ex amministratori della Cdp e personalità politiche della zona, tutti coinvolti in vari episodi di dissipazione e distrazione di risorse dell’Ente. Le misure sono state adottate in relazione a numerosissimi reati di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta ed altri. La procura di Trani, destinataria di numerosi esposti su quella che veniva ritenuta una gestione non oculata dell’Ente, ad aprile 2012 ha chiesto il fallimento dell’Ente Religioso e da quel momento la lunga e complessa indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria, ha messo in luce una serie di reati che hanno portato al crack. Dei 500 milioni di euro di debiti, oltre 350 sono nei confronti dello Stato.  Le indagini, durate tre anni, sono state condotte, come ha chiarito poco fa il procuratore capo di Trani Carlo Maria Capristo attraverso “accertamenti bancari, escussione di soggetti informati sui fatti, migliaia di intercettazioni telefoniche, tutte assolutamente preziose per la ricostruzione dei fatti e delle penali responsabilità”. Nell’indagine che ha portato oggi agli arresti, la procura di Trani ha riconosciuto “la preziosa collaborazione fornita dallo Ior, nell’ambito delle rogatorie internazionali richieste”. “Siamo stati tra le prime autorità giudiziarie ad aver beneficiato del nuovo corso di trasparenza e collaborazione della Banca Vaticana voluto dal Santo Padre”, ha sottolineato la procura