«Vincenzo De Luca non può governare né tantomeno nominare un vicepresidente. Il premier, Matteo Renzi, ha incredibilmente sottovalutato questa situazione senza considerarne i risvolti giuridici e istituzionali». All’indomani della vittoria in Campania del candidato governatore del Partito democratico, l’avvocato Gianluigi Pellegrino, che ha studiato e analizzato nei minimi dettagli quanto previsto dallo statuto della Regione, spiega a ilfattoquotidiano.it cosa, tecnicamente, avverrà adesso. Con una Campania paralizzata e un «presidente incompatibile» per legge. «Si potrebbe cambiare la legge Severino nel merito assumendosi, ovviamente, la relativa responsabilità politica», dice il legale che, per conto del Movimento difesa del cittadino, ha ottenuto la sentenza in Cassazione che ha escluso la competenza del Tar sull’applicazione della legge. «Oppure trovare un’altra soluzione legislativa che garantisca un governo alla Campania, certamente non scelto da De Luca».

Avvocato, ora che succede?
«Prima di tutto il presidente del Consiglio è chiamato dalla legge a dichiarare immediatamente che De Luca deve intendersi sospeso sin dall’atto di proclamazione. Sospensione che già esiste per legge: l’ex sindaco di Salerno è incompatibile e quindi non può svolgere alcuna funzione di competenza del presidente della Regione. Questo, purtroppo, è il pasticcio generato dalla forzatura della sua candidatura e dal comportamento irresponsabile di chi ha scelto di mettere il voto contro la legge».

Tutto ciò crea un caos istituzionale senza precedenti.
«Esatto. Ma la presidenza del Consiglio l’ha incredibilmente sottovalutato commettendo un’imperdonabile leggerezza. Le dirò di più».

A che proposito?.
«Non esiste nemmeno la possibilità, peraltro illegittima vista l’immediata operatività della sospensione, che De Luca possa fare una corsa contro il tempo operando una forzatura e nominando un vicepresidente».

Il motivo? 
«Lo statuto della Regione Campania stabilisce una serie di passaggi che sottopongono la nomina del vice al gradimento del consiglio regionale. Secondo lo statuto, che poi è la costituzione regionale, il presidente della Regione non può disporre alcuna designazione fino alla prima seduta del consiglio, nella quale deve essere solo esposto e discusso il programma. Solamente nei dieci giorni successivi lo statuto consente al presidente di nominare vice e giunta. Qui, peraltro, sta l’altro passaggio importante: egli deve portare queste nomine ad una nuova seduta del consiglio regionale che, sempre per espressa scelta della costituzione campana, deve esprimere il suo gradimento».

Con il rischio di un voto contrario.
«Se il consiglio fa delle osservazioni anche su un solo componente, come il vicepresidente, il governatore, sempre per espresso vincolo statutario, deve sostituirlo oppure motivare, nel corso di un’altra seduta, la sua determinazione a mantenere la scelta. Ma…».

Cos’altro c’è ancora?
«Ci rendiamo bene conto di come questa attività non possa essere in alcun modo svolta da un vicepresidente perché non può certo essere lui stesso a presentare e difendere la sua nomina in consiglio regionale».

Quindi sia la norma nazionale che quella regionale impediscono a De Luca di muoversi. Come se ne esce?

«L’unica soluzione possibile, che peraltro sarebbe stato meglio approvare prima dell’apertura delle urne, è quella legislativa. Ci si può muovere lungo un doppio binario».

Il primo?
«Si cambia la legge Severino nel merito, assumendosi le responsabilità della scelta».

Oppure?
«Si integra lo stesso provvedimento con una norma che individui una guida vicaria della Regione Campania, che non sia nominata dal soggetto che per legge è sospeso e incompatibile. Si tratta di soluzioni complesse. Sempre meglio, però, che compiere l’abuso di permettere a De Luca di nominare un suo alter ego violando la legge».

Insomma, un’elezione che apre grosse criticità.
«E purtroppo ce n’è anche un’altra, fondamentale: De Luca potrebbe non fare mai il governatore della Campania. Se la sua condanna fosse confermata in secondo grado, infatti, la sospensione verrebbe prorogata. E se anche la Cassazione la convalidasse questa si trasformerebbe automaticamente in decadenza. È l’ulteriore prova di quanto sia stato irresponsabile mettere i cittadini contro la legge candidando chi, un minuto prima, si era normativamente stabilito che non potesse svolgere le funzioni di presidente di Regione. Una contraddizione imperdonabile».

La strada maestra, a questo punto, sembra quella del ritorno alle urne.
«È una soluzione triste ma dovuta alla leggerezza compiuta. L’altra, come detto, è l’intervento legislativo. Ammettendo però l’errore e soprattutto evitando che a forzature seguano autentici abusi. Un conto è cercare di salvare la legislatura regionale, un altro è consentire a un soggetto incompatibile di nominare un fiduciario contro le norme esistenti. Perciò l’unica soluzione legale e accettabile in una democrazia repubblicana, che non può tollerare che una legge sia disapplicata, è quella legislativa».

Twitter: @GiorgioVelardi