La candidatura di Vincenzo De Luca alla presidenza della Regione Campania divide il Partito democratico. Le motivazioni della sentenza della Cassazione, arrivate a 72 ore dall’apertura dei seggi, rendono la strada dell’ex sindaco di Salerno sempre più in salita. Qualora eletto, hanno stabilitato i giudici della Suprema Corte, decadrebbe automaticamente. Una grana che investe anche il premier-segretario Matteo Renzi. Che continua ad alternare promesse di non modificare la “Severino” a dichiarazioni nelle quali, invece, la definisce un problema «superabile». Uno slalom, insomma, che riflette alla perfezione le divisioni all’interno dello stesso Pd. Dove, oltre ad imbarazzati no comment, si registrano sentimenti opposti di indignazione e di sostegno nei confronti di De Luca. Ilfattoquotidiano.it ha raccolto i pareri di una dozzina di esponenti dem, appartenenti alle varie correnti. Se per i renziani come Ernesto Carbone De Luca è perfettamente «candidabile ed eleggibile», per la minoranza le cose stanno diversamente. E mentre leader come Gianni Cuperlo e Stefano Fassina  rimandano la resa dei conti a dopo le elezioni, la lombarda Lucrezia Ricchiuti confessa canditamente che se fosse stata chiamata a votare “non voterei per lui”. Mentre il campano Guglielmo Vaccaro, che ha appena lasciato il Pd per passare al gruppo Misto proprio a causa della decisione dei vertici di candidare l’ex primo cittadino di Salerno, attacca tranchant: «I miei colleghi hanno preferito la difesa del filoncino di pane e della busta di latte svendendo la dignità della Campania». Ma non è tutto. C’è, infatti, anche chi, come l’ex responsabile Giustizia della segreteria di Pier Luigi Bersani, Danilo Leva, ha cambiato decisamente “verso”. Inflessibile in passato con Silvio Berlusconi e le misure previste dalla legge Severino, oggi lo è molto meno: «Quella di De Luca è una candidatura autorevole, corriamo per vincere», dice. Ecco comunque cosa hanno risposto i parlamentari interpellati sul caso De Luca

FRANCESCO BOCCIA, presidente della commissione Bilancio della Camera. «Premesso che a tre giorni dal voto è inutile fare polemiche, ribadisco che sarebbe stato più opportuno valutare un altro percorso rispetto a quello battuto. Il Pd campano ha fatto una scelta sbagliata affrontando le primarie. Da lunedì andranno fatte delle analisi indipendentemente dal risultato elettorale. Per il futuro sarà importante non ripetere lo stesso errore».

ERNESTO CARBONE, deputato, responsabile Pubblica amministrazione della segreteria. «Esiste la legge. Vincenzo De Luca è candidabile ed eleggibile, da avvocato e da deputato ragiono tenendo presente i codici e non guardando i giornali e le agenzie di stampa. Poi, da lunedì, si vedrà».

GIANNI CUPERLO, deputato, ex presidente del partito. «La vicenda che riguarda Vincenzo De Luca si doveva evitare fin dall’inizio. Il problema va al di là del singolo candidato, che pure, nel caso specifico, è stato un apprezzabile amministratore locale. La realtà è che ci sono delle regole e, dopo queste Regionali, saremo tutti chiamati a fare una seria riflessione su che tipo di partito abbiamo in mente per il futuro».

STEFANO FASSINA, deputato, ex viceministro dell’Economia. «In questa settimana mi sono imposto il silenzio. Da lunedì faremo le dovute valutazioni».

DONATELLA FERRANTI, presidente della commissione Giustizia della Camera. «Credo che ora la parola spetti ai cittadini. De Luca è candidato e non è incandidabile. Mi sembra che questo discorso si stia ingigantendo in maniera eccessiva, anche perché la legge prevede l’eventuale sospensione temporanea per consentire l’appello, in cui può esserci anche l’assoluzione. Insomma, è bene chiarire le cose: la legge non prevede la decadenza. Ribadisco, perciò, che bisogna vedere come si esprimeranno domenica i cittadini».

DANILO LEVA, deputato. «Se domenica fossi chiamato a votare, sceglierei il Pd e Vincenzo De Luca. Adesso si corre per vincere le elezioni, qualsiasi altro ragionamento non interessa i cittadini della Campania. Quella di De Luca, peraltro, è una candidatura autorevole. In queste ore, certo, è mutato l’orientamento della Cassazione. Ma la questione comunque non cambia».

CORRADINO MINEO, senatore. «Le leggi vanno rispettate. Renzi avrebbe dovuto intervenire per evitare la candidatura di De Luca. Ora, perciò, il presidente del Consiglio è tenuto al rispetto di una norma dello Stato. E la legge prevede che con quel tipo di condanna l’ex sindaco di Salerno non possa esercitare la sua funzione. Ma il problema c’è a prescindere dalla persona. Poi, certo, in generale si può discutere sul fatto che l’abuso d’ufficio sia un incidente possibile per chi ricopre un ruolo di amministratore. Mi spiego: se un sindaco salta un passaggio burocratico rischia di essere condannato per quel tipo di reato. Nel caso specifico non ho letto le carte, quindi non esprimo un giudizio nel merito. Ma è giusto ricordare una cosa: credo sia totalmente sbagliato il pensiero secondo cui il consenso del popolo lavi via qualsiasi tipo di responsabilità».

MASSIMO MUCCHETTI, presidente della commissione Industria del Senato. «Nelle mie funzioni attuali da parlamentare sono impegnato in altre faccende. Su questo tema preferisco quindi non parlare, anche perché bisognerebbe fare un discorso complessivo che va al di là della singola dichiarazione».

LUCREZIA RICCHIUTI, senatrice. «Non avrei assolutamente candidato Vincenzo De Luca. Il problema, però, risiede nel fatto che nel partito non c’è più una linea, ognuno fa ciò che vuole. Soprattutto in Campania, dove avremmo dovuto stoppare l’ex sindaco di Salerno dal principio, non permettendogli di candidarsi alle primarie. Se fossi campana, da elettrice del Pd prima ancora che da senatrice del partito, domenica sicuramente non voterei per lui. Non solo perché ha una condanna, seppure in primo grado, ma anche perché nelle liste che lo appoggiano ci sono personaggi che definire ‘impresentabili’ è poco».

ALESSIA ROTTA, deputata, responsabile Comunicazione della segreteria. «Ci sono state delle primarie democratiche e De Luca è stato scelto dai cittadini. Gli elettori hanno ritenuto che il suo capo di imputazione non fosse così importante. A parlare per lui sono i fatti, basta vedere com’era Salerno prima che arrivasse e com’è oggi. Gli elettori campani sono al corrente della sua situazione giudiziaria e quello che decideranno andrà rispettato».

GUGLIELMO VACCARO,  deputato del Pd ora nel Gruppo Misto. «Candidando De Luca, che ha dato cittadinanza, forza e nuova linfa a personaggi che poteranno alla rovina delle istituzioni regionali, il Pd ha fatto una scelta che si è rivelata suicida. In consiglio andranno figure che andrebbero evitate anche solo per frequentazioni occasionali. Personalmente, da campano, sono sopravvissuto al tratto stalinista del carattere dell’ex sindaco di Salerno, che ha un approccio dittatoriale da città-stato medievale. Quello che mi dispiace è l’essere rimasto solo nella fase in cui si poteva cambiare la rotta. Se i miei colleghi parlamentari avessero detto ‘no’ a questa candidatura le cose sarebbero andate diversamente, invece hanno preferito la difesa del filoncino di pane e della busta di latte svendendo la dignità della Campania».

VALERIA VALENTE, deputata. «De Luca ha vinto le primarie, anche se, come noto, io ho appoggiato un altro candidato (Andrea Cozzolino, ndr). Come tale, da parlamentare del Partito democratico, domenica alle elezioni voterò per l’ex sindaco di Salerno. Detto ciò, visto quanto è accaduto, credo ci sia bisogno di una riflessione generale che vada oltre lo stato di salute del Pd in Campania. Recentemente abbiamo approvato provvedimenti significativi, non ultimo il ddl anticorruzione: dobbiamo quindi trovare un punto di equilibrio fra vicende giudiziarie, ragioni e questioni di opportunità politica e una rinnovata etica pubblica».

Twitter: @SteI @GiorgioVelardi