Tutti e quattro innocenti nonostante la ragazzina non abbia mai ritrattato le accuse. Il giudice per le udienze preliminari di Modena ha assolto quattro ragazzi, tutti appena maggiorenni dall’accusa di violenza sessuale: nel 2013 erano stati indagati dopo che una sedicenne aveva deciso di parlare e raccontare quanto secondo lei avvenuto, dopo una festa tra compagni di scuola in piscina, l’estate di quell’anno. Un quinto ragazzo è in attesa di giudizio davanti al tribunale dei minori di Bologna, perché all’epoca dei fatti non aveva ancora 18 anni. In attesa della pubblicazione delle motivazioni, ancora non è chiaro che cosa abbia convinto il Gup ad assolvere, in rito abbreviato, gli imputati. Due di loro per non avere commesso il fatto, non avere avuto cioè dei rapporti con la ragazza. Gli altri due, che ebbero invece rapporti sessuali con la giovane, perché il fatto non sussiste.

Era stato per primo lo stesso pubblico ministero, dopo le indagini, a chiedere l’assoluzione per gli imputati, che si erano sempre dichiarati innocenti. Quella sera, era stata sostanzialmente la ricostruzione del pm (che ora il giudice sembra avere accolto), ci furono rapporti sessuali con due dei ragazzi. Ma non ci sarebbero prove di uno stupro: la ragazza sarebbe stata anzi capace di intendere e volere, e consenziente. “Massima soddisfazione per la sentenza – ha commentato il procuratore di Modena Lucia Musti – che ha accolto integralmente le richieste della pm Mariangela Sighicelli per la quale esprimo la mia massima stima per la professionalità dimostrata nella conduzione di un’indagine di estrema delicatezza, nonché di elevata risonanza mediatica”.

Diverso invece il parere dell’avvocato Luca Scaglione che tutela la ragazza che aveva fatto denuncia ai Carabinieri: “Siamo in totale disaccordo con la ricostruzione della Procura”. E qui bisogna aprire una parentesi: la ragazza non si è costituita parte civile davanti al giudice, dopo che i ragazzi avevano raggiunto un accordo con la giovane e la sua famiglia per un risarcimento monetario. La ragazza tuttavia, nonostante la non partecipazione al processo, in questi anni non avrebbe mai ritrattato la sua denuncia iniziale che parlava di una serata in cui avrebbe bevuto più del dovuto, poi finita con una violenza.

A ottobre 2013 la notizia fece molto scalpore sotto la Ghirlandina. La procura di Modena aprì anche un fascicolo per indagare sulla fuga di notizie. Il clamore fu anche politico. Il senatore Carlo Giovanardi intervenne con una sua dichiarazione che fece molto discutere: “Non c’è da meravigliarsi”, disse il parlamentare modenese. “Quello che ritengo insopportabile sono certe dichiarazioni, tra l’indignato e il meravigliato, come se fosse possibile, 364 giorni all’anno, dileggiare ogni regola e ogni principio educativo, presentando la sessualità come uno dei tanti beni di consumo, e poi scandalizzarsi se i ragazzi non si rendono neppure conto dell’inaudita gravità di certi comportamenti”.