A 40 anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, il giudice delle indagini preliminari di Roma Maria Agrimi ha archiviato l’inchiesta sulla morte dello scrittore e regista. Il gip ha così accolto la richiesta sollecitata dalla Procura lo scorso febbraio. Nei giorni scorsi il cugino di Pasolini, Guido Mazzon, assistito dall’avvocato Stefano Maccioni, aveva presentato un’istanza di opposizione alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta ritenendo necessario fare ulteriori accertamenti.

Pasolini è morto all’Idroscalo di Ostia la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 e l’unico condannato per l’omicidio è stato Pino Pelosi, detto “la Rana”. Venne arrestato lo stesso 2 novembre e il 5 febbraio del ’76 affrontò il processo da reo confesso. Il 26 aprile del ’76, dopo quindici udienze, il ragazzo romano, venne condannato in primo grado a 9 anni e 7 mesi, sentenza confermata in meno di un anno sia in Appello sia in Cassazione. Il 26 novembre 1982 Pelosi ottenne la semilibertà e il 18 luglio 1983 la libertà condizionata.

Sempre Mazzon nel 2010 aveva fatto riaprire le indagini con una denuncia. Sui vestiti dello scrittore e regista erano state ritrovate macchie di sangue con tracce di Dna appartenenti ad altre persone e non a Pino Pelosi. Nel provvedimento i pm avevano affermato che oltre all’impossibilità di dare una “paternità” ai codici genetici individuati, è anche impossibile collocarli temporalmente. “Non si può determinare – avevano spiegato – se quelle tracce siano precedenti, coevi o successivi all’evento delittuoso”.

“È assolutamente scandaloso che oggi, dopo 40 anni dalla morte di Pasolini, il processo si concluda con un nulla di fatto – spiega la deputata di Sel Serena Pellegrino –  senza colpevoli e con una archiviazione. Come ucciderlo due volte”. Sel presenterà nei prossimi giorni una proposta di commissione d’inchiesta parlamentare “per accertare definitivamente, e in modo chiaro, la verità su quella notte del 1975. Lo dobbiamo a Pasolini”, conclude Pellegrino.