Sembrava l’ultimo colpo di scena. Sui vestiti del poeta Pier Paolo Pasolini erano state ritrovate macchie di sangue con tracce di Dna appartenenti ad altre persone e non a Pino Pelosi, che come unico esecutore dell’uccisione di Pasolini ha già scontato 9 anni e 7 mesi di prigione. Ma non ha un finale chiuso questo nuovo capitolo della storia dell’omicidio avvenuto il 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia.

I nuovi elementi non sufficienti a svelare tutti i misteri, non riescono a dare le risposte. Restano solo spunti investigativi a cui non è possibile dare un seguito. E così sta per calare il sipario sulla nuova indagine avviata dalla Procura a Roma. Gli inquirenti stanno per consegnare al gip una richiesta di archiviazione.

I carabinieri del Ris hanno, infatti, individuato almeno cinque profili genetici “non attribuibili” sui vestiti indossati dal poeta la notte dell’omicidio e su alcuni reperti. Cinque tracce senza volto e non riconducibili a nessuna delle persone che, negli anni, sono state coinvolti nell’inchiesta sull’omicidio del poeta nato a Bologna. Per la morte di Pasolini l’unico condannato resta Giuseppe Pelosi, detto “la Rana”, a cui furono inflitti 9 anni e 7 mesi di reclusione.

La nuova indagine era stata avviata dopo la denuncia presentata da Guido Mazzon, cugino della vittima, nel 2010. Il procedimento, però, era sempre rimasto a carico di ignoti. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto Francesco Minisci affideranno ad un gip la decisione sull’archiviazione. Nel provvedimento i pm affermano che oltre alla impossibilità a dare una “paternità” ai codici genetici individuati è anche impossibile collocarli temporalmente. “Non si può determinare – si spiega a piazzale Clodio – se quelle tracce siano precedenti, coevi o successivi all’evento delittuoso”.

Nessun elemento è arrivato, inoltre, dalle numerose testimonianze acquisite in questi anni di indagine compresa quella di Pelosi che aveva raccontato di una aggressione ai danni dello scrittore compiuta da almeno tre persone. Per i legali della famiglia “l’aspetto sicuramente più significativo che emerge da un esame seppur sommario degli atti del procedimento è la sicura presenza di ulteriori profili genetici presenti sulla scena del delitto riconducibili ad almeno altri due soggetti maschili allo stato rimasti ignoti”. L’avvocato Stefano Maccioni, che rappresenta Mazzon, afferma che l’attività del Ris ha portato all’individuazione di Dna “nella parte interna anteriore dei pantaloni jeans indossati quella sera da Pasolini e dai campionamenti effettuati sul plantare ritrovato all’interno dell’Alfa Gt del poeta”. Il penalista non esclude “una volta valutati con attenzione i risultati delle indagini” di proporre “eventuale opposizione alla richiesta di archiviazione indicando nuove fonti di prova”. Per l’avvocato, comunque, “viene riaffermata la correttezza del ragionamento posto alla base della prima sentenza emessa dal tribunale dei minori di Roma nei confronti di Giuseppe Pelosi. Con la quale si attestava la presenza sulla scena del crimine di altre persone, oltre Pelosi, rimaste ignote”.