Candidati impresentabili in Campania? Dipende dai periodi e dalle convenienze. Secondo Matteo Renzi i voti di Vincenzo De Luca, ora attaccato da una parte del Pd, in passato hanno fatto comodo agli stessi che oggi lo bersagliano. La difesa d’ufficio del candidato dem alle Regionali del 31 maggio va in scena a Salerno, roccaforte dell’ex sindaco condannato sul quale pende la spada di Damocle della legge Severino: “Leggere a dieci giorni dal voto dirigenti nazionali del Pd attaccare De Luca sulle Tv nazionali non mi fa arrabbiare, mi fa sorridere – affonda il premier, nonché segretario del partito – magari sono gli stessi dirigenti nazionali che vennero in processione qui per chiedere a De Luca di sostenere Bersani alle primarie 2012: allora non erano impresentabili quei voti. Magari sono gli stessi dirigenti nazionali nelle cui mani De Luca ha giurato come vice ministro nel 2013″.

Sono molte le orecchie che fischiano, tra i rottamati della compagine democratica, non ultime quelle di Enrico Letta. Del resto, in Campania la partita con il centrodestra è apertissima – Silvio Berlusconi nelle stesse ore parla da Napoli – e il premier sa che, così come in Liguria, va giocata senza esclusione di colpi. A godere dello spettacolo è De Luca, che sorride sullo sfondo, incassa e ricambia, ringraziando il premier “per il coraggio” di aver fatto rispettare il voto delle primarie e – dice – “avermi dato fiducia in un momento difficile”. “I prossimi giorni saranno di impegno totale perché vinca De Luca”, replica Renzi. La cornice è un gremitissimo albergo sul lungomare, dove il premier arriva dopo aver fatto tappa in alcuni simboli dell’amministrazione dello “sceriffo”: l’impianto di compostaggio di Sardone, il porto turistico di Marina d’Arechi, la cittadella giudiziaria per il cui finanziamento Renzi annuncia il via libera del Cipe.

Video tratto da PupiaTv

Il 12 maggio è lontano. Quel giorno Renzi ammetteva che “alcune liste che sostengono De Luca hanno candidati che non voterei nemmeno costretto, ma ora preferisce far valere la ragion di Stato. Le Regionali sono la nuova scommessa per la quale ogni polemica interna va messa da parte. Il premier si avvicina al rush finale prima del voto del 31 maggio tentando di diradare i dissensi nel Pd e cercando di depotenziare il ruolo del voto delle amministrative come indicatore dello stato di salute del nuovo corso renziano. E, anche per questo, il leader dei Dem arriva nella Campania di Vincenzo De Luca e delle polemiche sugli ‘impresentabilì e concede, avvertendo che sulla “legalità il governo non prende lezioni da nessuno”, un ‘endorsement’ chiaro a un candidato da tanti considerato “non suo“.

Un tour intenso che vede tra l’altro l’europarlamentare (in avanzata gravidanza) Pina Picierno protagonista di un piccolo imprevisto: su una scala del porto turistico inciampa, salvo essere prontamente sorretta da Renzi, che poi sdrammatizza con un abbraccio. Poi, arriva il momento del comizio politico. “Se la Campania sarà amministrata come Salerno, il Pil dell’Italia crescerà dallo 0,5% all’1%”, è l’endorsement di Renzi che non manca di sottolineare come, anche nei giorni dell’uscita dalla recessione, l’Italia resti a due velocità, con il Sud ancora in mezzo al guado.
Quindi è al Pd, e alla minoranza, che si rivolge ancora una volta. “In Liguria chi ha perso le primarie è scappato con il pallone” e ora “ha l’obiettivo di far vincere Berlusconi”, è il nuovo affondo del premier a Pippo Civati e Luca Pastorino. E dopo il bastone, per la sinistra Dem Renzi tira fuori la carota: “Spesso ce ne diciamo di santa ragione, ma prima dei destini personali, del destino del Pd, viene il destino della nostra comunità“. Quindi “stop alle polemiche interne, chi vuol discutere lo farà al congresso”, è la tregua elettorale di Renzi, accolto dalle proteste di 50 manifestanti di Cobas Scuola che declinano, peraltro, l’offerta di incontro arrivata dal premier.

Incontro che invece il capo del governo tiene con i delegati sindacati dei lavoratori Whirlpool, prima di parlare al fianco di De Luca e assicurare, all’indomani del sì alla legge sugli ecoreati, che “la Terra dei fuochi sarà un’espressione del passato”. E non manca un passaggio sulla camorra – “va combattuta corpo a corpo, creando lavoro” – nelle parole del premier che, già lunedì, tornerà in campo a La Spezia, in quella Liguria dove, probabilmente tornerà nell’ultimo giorno di campagna. Improbabile, invece, che tocchi le Regioni “sicure”, Toscana, Marche e Umbria. E’ in Liguria, oltre che in Campania, che il Pd si giocherà il jolly per quel 6 a 1 che rafforzerebbe ancor più, in vista di giugno, la maggioranza renziana.