Dopo un padre nobile come Giancarlo Amendola, anche un’altra toga famosa per le sue inchieste sui reati ambientali critica duramente la legge sugli ecoreati votata all’unanimità in Parlamento. Uno degli slogan che hanno accompagnato l’approvazione del ddl era “Mai più casi Eternit”, ma il procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, che il processo Eternit lo ha gestito, non la pensa affatto così. Quel processo finì con la prescrizione in Cassazione “e oggi, se potessimo ricominciare tutto da capo, finirebbe allo stesso modo – dice il magistrato – Perché i tempi sono stati raddoppiati, è vero, ma la struttura del reato è rimasta identica. Chi dice che con questa legge il processo Eternit si sarebbe salvato dice una cosa sbagliata”.

Guariniello, peraltro, stamattina sarà all’udienza preliminare del processo Eternit-bis, dove l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny è chiamato a difendersi dall’accusa di omicidio di 258 persone: “La Cassazione ha stabilito che questo reato si consuma quando avviene l’evento. E l’evento, nel caso Eternit, è datato 1986, quando la società ha smesso di produrre. I supremi giudici hanno anche detto che il nostro processo era prescritto prima ancora di cominciare. E questa legge non modifica il principio”.

Valentina Stefutti invece, esperta di diritto ambientale, al processo Eternit era uno dei legali di parte civile. Anche lei, eufemizzando, non è entusiasta del lavoro del Parlamento: “L’avverbio ‘abusivamente’ che compare nella formulazione sia del delitto di inquinamento ambientale che di disastro ambientale subordina la punibilità di una condotta che provoca anche migliaia di vittime alla mancanza di un’autorizzazione: questo significa limitare in modo quasi irragionevole le condotte delittuose punibili, con le ovvie ripercussioni del caso sulle obbligazioni risarcitorie a carico del reo”. Spiega Stefutti al Fatto Quotidiano: “Un avverbio in più o in meno, come ben sa chi frequenta i tribunali è capace di sovvertire le sorti di un processo, e quindi di incidere sulla vita anche di migliaia di persone”.

E non c’è solo l’avverbio abusivamente: “Il nuovo delitto di inquinamento ambientale prevede che le condotte atte a cagionarlo sono punibili solo nel caso in cui la compromissione e il deterioramento siano ‘significativi’ e ‘misurabili’, e che siano state interessate ‘porzioni estese o significative’ del suolo o del sottosuolo. Senza tuttavia indicare sulla base di quali parametri il giudice sarà chiamato ad effettuare tale valutazione, e con il serio rischio di una pronuncia di incostituzionalità della Consulta. Dopo venti anni di attesa e strenue battaglie – conclude la legale – era lecito aspettarsi qualcosa in più. O in meno”.

di Francesco Casula e Marco Palombi

Da Il Fatto Quotidiano del 21/05/15