Saltano le trattative per l’accordo sul lavoro interinale a Expo 2015. Dopo un giorno di riflessione, i sindacati hanno sciolto le riserve e non hanno voluto siglare il documento sul tavolo di Assolavoro, l’associazione nazionale delle agenzie per il lavoro. A bloccare il negoziato, la questione dei cosiddetti “contratti pirata“: Cgil, Cisl e Uil accusano Manpower Solutions, la società del gruppo Manpower specializzata nell’outsourcing (fornitura ad aziende terze) di personale, di avere utilizzato contratti capestro nei confronti dei dipendenti. L’ipotesi di accordo sul tavolo, sostengono i sindacati, non sanava le irregolarità precedenti al 1 maggio. E per questo, finché non sarà superata l’impasse, non firmeranno il testo. “Abbiamo un giudizio positivo sull’ipotesi di accordo che si era prefigurata – precisa Stefano Franzoni di Uil Progetto Expo – ma è difficile chiudere gli occhi e fare finta che non ci sia un pregresso”. E se la Cisl parla di “trattative sospese, ma non di rottura del tavolo”, la Cgil è più dura: Antonio Lareno, responsabile per Expo, spiega che firmare quell’accordo sarebbe stato “solo un atto di facciata che avrebbe permesso alle agenzie interinali di darsi una verniciata”.

Ma andiamo con ordine. Le sigle confederali chiamano “pirata” quei contratti del terziario firmati dal sindacato Confsal-Fismic e dall’associazione datoriale Cnai: tra paga base e altri istituti, il lavoratore si trova in tasca il 20-25% in meno dello stipendio rispetto al contratto siglato Cgil, Cisl e Uil, spiegano i sindacati. “Per noi quel contratto è indegno e illegittimo – spiega Lareno – Eppure, sappiamo che Manpower Solutions lo ha applicato ai lavoratori dei padiglioni“. L’ipotesi di accordo allo studio con Assolavoro, spiegano i sindacalisti, impediva il ripetersi di queste situazioni a partire dall’1 maggio, ma non toccava i contratti in essere.

Va precisato che ai lavoratori forniti dalle agenzie interinali, per legge, si applica il contratto dell’utilizzatore, cioè dell’azienda che di fatto gode del lavoro della manodopera. Ma quello che ha fatto scattare i sindacati è, per usare le parole di Lareno, “l’artificio legale utilizzato da Manpower: fornire lavoratori a una propria società che applica i contratti pirata”. Così le sigle sindacali chiederanno la convocazione dell’osservatorio Expo, struttura bilaterale di conciliazione interna a Expo. In mancanza di una soluzione, si dicono pronte ad aprire i contenziosi: partiranno vertenze individuali e azioni legali promosse dal sindacato e sarà richiesto l’intervento degli ispettori del lavoro. Da parte di Assolavoro, invece, si ribadisce invece la disponibilità a trovare un accordo.

In tutto questo, a essere chiamati in causa sono anche gli altri attori finora assenti dalla scena, Expo spa e il ministero del Lavoro. “Expo è come Giano bifronte: con gli occhi aperti nel campo sul campo edile, con gli occhi chiusi nel campo del commercio”, accusa Lareno. Allo stesso modo, anche il governo è accusato di avere rivolto poca attenzione alla questione. “Non mi pare che il ministero del Lavoro, su questo argomento, abbia dimostrato la sensibilità che meritava – attacca Franzoni – Se il dottor Poletti volesse battere un colpo e fare vedere che gli interessa il problema…”.