La Corte costituzionale voleva una soglia per il premio di maggioranza e la soglia c’è, al 40%. Poi denunciava la distorsione del rapporto tra elettori ed eletti, proponendo le alternative di liste più corte o liste bloccate solo per una parte. E infatti l’Italicum ha sia liste corte (di 4-6 nomi) con i soli capilista bloccati. Per questi due motivi, secondo tutti i giornali, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella firmerà la legge elettorale, approvata a maggioranza ieri, 4 maggio, dall’Aula della Camera. Cadrebbero così nel vuoto gli appelli delle opposizioni (Movimento Cinque Stelle e Forza Italia in particolare) perché il capo dello Stato non firmi. Sia le opposizioni (interne ed esterne al Pd) sia i sostenitori della legge (i renziani interni ed esterni al Pd) fanno a gara per ricordare che Mattarella era componente della Corte quando questa, un anno e mezzo fa, ha abbattuto il Porcellum restituendo agli italiani una legge elettorale con un proporzionale puro, il Consultellum, ora a sua volta decaduto per effetto del voto finale di lunedì a Montecitorio.

Il pressing continua: “Ci vuole un bel pelo – dice Roberto Calderoli, il leghista inventore della “Porcata” del 2005 – a firmarla. Ma se lo fa, lo faccia il prima possibile altrimenti rischiano di scadere i termini per la presentazione del referendum”. “Mattarella firma o no? Meglio di no – scrive il Mattinale, il foglio preparato da Renato Brunetta alla Camera – I giornali di Renzi sono sicuri: ha già firmato. Non possiamo crederci. Esiste più di un legittimo sospetto che dalle parti del Colle non si voglia, in alcun modo e maniera, porre un argine – legittimo e costituzionale – allo tsunami renziano che ha già travolto il Partito democratico e il Parlamento. Ma esiste un altrettanto legittimo diritto al dubbio. E se Mattarella avesse un soprassalto di coscienza? Se si rimettesse i panni indossati nel 2005 per bocciare il Porcellum? Ricordi se stesso. Forza Presidente, dimostri di non avere il vizio della gratitudine privata”. Per inciso proprio l’elezione di Mattarella rappresenta la rottura del patto del Nazareno che ha portato Forza Italia da votare al Senato – risultando determinante per l’approvazione – a stracciarsi le vesti ora, parlando di “violenza al Parlamento”, “regime” e altre espressioni di questo tipo. Ribadisce il suo appello Danilo Toninelli, Movimento Cinque Stelle: “#MattarellaNonFirmare #Italicum In nome della legalità e della lotta alla corruzione”.

Certo, ora resta lo scoglio a doppia faccia che si chiama abolizione del Senato. C’è un problema politico all’interno del Pd, con la minoranza del partito che ormai non si trova più su niente con il capo del governo. Ma se sull’Italicum non ha avuto la forza di mettere in difficoltà la maggioranza, sulle riforme istituzionali il fronte si potrebbe allargare anche al Nuovo Centrodestra che, come tutte le opposizioni, chiede un Senato elettivo e non composto con elezioni di secondo grado.