“Ripristinare lo Stato e le istituzioni in Libia è l’unica vera priorità”. Così Romano Prodi alla Commissione Affari Esteri del Senato sul tema dell’immigrazione nel Mediterraneo: “Vedete Gheddafi – rivela Prodi – tutti i giorni mi minacciava di mandarmi dei barconi, ma io avevo la forza di trattare, perché con lui si poteva agire in altro modo: compravamo il petrolio, facevamo una cosa, e quindi lui minacciava, requisiva un peschereccio, dopo due giorni lo rilasciava, e c’era sempre questo su e giù”. Oggi, dopo la destituzione del rais e la sua morte nel 2011 la situazione è completamente diversa. “Nel paese ci sono solo dei criminali che prendono dei soldi. Senza un accordo tra le grandi potenze – afferma il due volte presidente del consiglio – non si riesce a ricostruire uno Stato libico, senza quello, non si riesce a regolare nulla dei rapporti tra noi e l’Africa“. Prodi inoltre boccia seccamente l’ipotesi di intervento militare: “E’ impossibile, perché le guerre si fanno ancora con gli scarponi e non con i droni e fortunatamente non c’è nessuno disposto a mandare centinaia di migliaia di soldati a cominciare dagli Stati Uniti e i Paesi europei sono riluttanti”. Infine l’ex leader condivide quanto già affermato dal segretario generale dell’Onu e cioè che colpire i barconi è sbagliato: “Non è che ti mettono i barconi vuoti in fila, li riempiono di gente, cosa colpite? Ti mettono in un dramma irresolubile, io ho chiesto a tutti gli esperti e non ho avuto risposte serie”  di Manolo Lanaro