Astensionismo oltre il 70%, sfiducia crescente verso la giunta Bonaccini e il governo Renzi, nessun nome alternativo a Virginio Merola per la prossima corsa a sindaco di Bologna. Questi sono solo alcuni dei dati emersi dal sondaggio sugli orientamenti politici dei bolognesi eseguito da Delos per conto dell’associazione “Ri-cominciamo da sinistra”, eseguito su 600 casi tra il 15 e il 20 aprile 2015. Dopo il picco di astensionismo del 60 per cento verificatosi alle Regionali del 2014 circa un anno fa, una percentuale mai registrata nella storia elettorale dell’Emilia Romagna, il numero dei bolognesi che intende allontanarsi dalle urne aumenta dopo nemmeno sei mesi e non di poco: si passerebbe dal 63,2% del novembre 2014 al 72,3% di oggi. “L’astensionismo è diventato oramai una coscienza ideologica, un tratto identitario elettorale”, spiega Fausto Anderlini, responsabile del sondaggio per Delos.

“Se fino a un po’ di tempo fa l’astenersi al voto veniva avvertito dagli intervistati come una colpa o una vergogna, ora la dichiarazione di non votare è diventata politicamente corretta, viene sottolineata, è una sorta di condizione esistenziale. Possiamo dire che a Bologna esiste in questo momento un vero partito dell’astensione”. Attenzione però, tra gli intervistati che si asterrebbero se si votasse domani rimangono forti le radici identitarie tra due delle sei categorie proposte sull’asse destra-sinistra: “Mentre in altre zone dell’Italia, soprattutto al Sud, l’astensionismo è una costante storico-fisiologica clamorosa, nell’astensionismo ideologico che si è venuto a creare qui viene rivendicata un’identità culturale e vengono affermate radici di sinistra e centro-sinistra. Ora penetrare questo blocco enorme di astensione risulta davvero difficile – continua Anderlini – Occorrerebbe qualcosa di straordinario ma oramai gli intervistati non hanno più fiducia nelle parole della politica. Pensate che alla domanda se hanno in mente personalità alternative per le prossime Comunali a Bologna non è uscito un nome che uno che sia sulla scena politica, tra i 600 intervistati: sono stati citati Dozza, Zangheri, Berlinguer, Pertini, perfino Cevenini. L’immaginario dei viventi è una sorta di cimitero”.

Per il sindaco Merola, finito nelle scorse settimane agli onori della cronaca per le numerose critiche ricevute di fronte ad una sua autocandidatura da sindaco di Bologna nella primavera 2016, i numeri sono sconfortanti: “Solo 35 intervistati su 100 danno a Merola una seconda chance, e comunque non senza passare per nuove primarie. Oltretutto il giudizio sull’operato della sua giunta risulta mediocre, una media tra il 5 e il 6”. Se poi si passa al giudizio sull’attuale giunta regionale di centrosinistra guidata da Stefano Bonaccini sono ancor più dolori per “un’investitura sfiduciaria” con solo il 35% di giudizi positivi: “Una sindrome dilagante che si estende perfino a coloro che l’hanno votata. Sarà un giudizio preventivo visto che è in carica da pochi mesi, ma mai la fiducia politica istituzionale a Bologna ha toccato livelli così infimi”. A pesare sugli amministratori locali del Pd è l’operato del governo nazionale di Matteo Renzi che nel campione Delos raggiunge una sfiducia del 60% anche tra chi ha votato Pd alle Regionali dell’Emilia Romagna e ha nel Jobs Act l’elemento di maggiore opposizione di giudizio. E a fronte di tutti questi mal di pancia nessun partito ne trarrebbe vantaggio, con il Movimento 5 Stelle che senza incrementare rimarrebbe la prima forza alternativa: “E’ difficile piazzare un prodotto nuovo quando l’iceberg dell’astensione denota sfiducia. Qualunque piazzista riceverebbe una porta in faccia”, commenta il sociologo bolognese. Nei dati del sondaggio oramai solo un quarto degli intervistati considera il Pd renziano un partito di centrosinistra, per il 28% è un partito di centro e per il 29% un generico partito della “nazione”. “La strada scelta da questo Pd, anche con la riforma elettorale, è quella della governabilità e non della rappresentanza – chiosa con un commento personale Anderlini – Avessi senso morale della cosa pubblica sarei disperato; se invece il mio atteggiamento fosse di cinico disincanto allora questo è il momento in cui ogni avventura è possibile”.