Non solo sull’Italicum, il Partito democratico  ora rischia di spaccarsi anche sulla legge che introduce i delitti ambientali nel codice penale. Un provvedimento fortemente voluto e sostenuto, tra gli altri, dai ministri Andrea Orlando e Gian Luca Galletti, rispettivamente titolari dei dicasteri della Giustizia e dell’Ambiente. E che introduce nuovi reati che vanno dall’inquinamento e disastro ambientale ai delitti colposi contro l’ambiente, dal traffico di materiali ad alta radioattività all’impedimento dei controlli. Una legge che, però, non piace al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Una  posizione, quella del premier,  che ha spiazzato molti. In primis il presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti, anche lui Pd e che sulla legge ha lavorato molto, pronto addirittura a dimettersi, secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, in caso di stop alla nuova normativa.

Un convincimento, quello del primo ministro, emerso durante la riunione dei parlamentari democratici sulla legge elettorale della scorsa settimana. Nell’elencare i provvedimenti sulla giustizia già approvati o in corso di approvazione, Renzi ha trascurato di nominare proprio la proposta di legge sugli ecoreati. Dalla platea è intervenuto Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente di Montecitorio, ricordando a Renzi di citare nell’elenco anche gli ecoreati. «Ermete, lo sai come la penso – ha risposto il premier – sono d’accordo al 99% con l’impostazione della legge eccetto che sul reato che punisce l’utilizzo dell’air gun. Per questo, la proposta dovrà essere cambiata». A questo punto, la palla è passata di nuovo a Realacci – tra i promotori della linea dell’ok dalla Camera “senza toccare un virgola” – che ha proposto di posticipare i correttivi in un momento successivo. Ma Renzi è stato categorico: «Così come sono, gli ecoreati non possono essere approvati dalla Camera».

È quindi la norma che vieta la tecnica dell’air gun (le esplosioni in mare con aria compressa per la ricerca di idrocarburi) a frenare la corsa verso l’approvazione del provvedimento. In commissione Giustizia sono stati presentati emendamenti a firma di Forza Italia, Scelta civica e Nuovo Centrodestra per la soppressione del divieto. Curioso che a presentare gli emendamenti ci sia la parte del centrodestra che durante la discussione del testo al Senato aveva presentato le proposte per l’introduzione del divieto. Sull’argomento infatti, il governo era stato battuto in seguito a una proposta presentata proprio dal senatore di Forza Italia Antonio D’Alì.

«Allo stato attuale delle cose, il vero reato ambientale sarebbe quello di affossare il provvedimento», accusa  Bratti che il ddl sugli ecoreati sente come una sua creatura. E per questo attacca: «E’ una riforma da fare. Non va cambiata. La legge è migliorabile ma non con il ritorno al Senato, bensì con un provvedimento ad hoc che aggiusti il tiro. Il governo esca fuori con una posizione chiara perché continuare così non conviene a nessuno. Non possiamo continuare a commuoverci di fronte a disastri come quelli di Casale Monferrato e di Bussi e poi non rispondere concretamente». Bratti è un fiume in piena: «L’80 per cento dei processi sui reati ambientali cade in prescrizione, i colpevoli non vengono mai puniti, il nostro territorio è devastato dai danni procurati da sciagure ambientali come quella di Seveso, dell’Ilva di Taranto o della Stoppani di Cogoleto. La legge sugli ecoreati sarebbe la prima pietra per una risposta compatta ai crimini ambientali».  E non basta: «A questo punto», aggiunge infatti Bratti, «nessuno mi impedisce di pensare che l’emendamento sull’air gun sia stato inserito appositamente per essere poi utilizzato per bloccare l’approvazione del testo alla Camera. Ma io farò di tutto per far andare avanti la legge: il suo eventuale stop mi porterebbe a serie riflessioni». Le dimissioni, appunto. Ma per capire come andranno le cose non resta che attendere il 27 aprile, giorno in cui il ddl approderà nell’aula di Montecitorio. A meno che lo scontro in corso tra governo ed esponenti Pd non porti ad uno slittamento del calendario parlamentare in modo da trovare una soluzione che accontenti tutti.