Un altro cedimento sulle strade italiane. Dopo il crollo di un pilone che negli scorsi giorni ha interessato l’A19 tra Palermo e Catania, spezzando in due la Sicilia, cede l’asfalto in Sardegna, sulla strada Statale 554 che collega la parte nord dell’entroterra di Cagliari alla parte sud-orientale, sulla costa. Realizzata dieci anni fa, era stata ribattezzata dall’Anas “Nuova 554“, ma al momento risulta intransitabile dalle auto a causa di uno smottamento al terzo chilometro che ha creato una voragine di oltre un metro. Per realizzarla sono stati investiti 55 milioni, ai quali si sono aggiunti 400mila euro nel corso degli anni.

Intanto sul fronte siciliano Erasmo D’Angelis, coordinatore della struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura, ha accusato del disastro siciliano il vertice dell’Anas: “Non può continuare con lo scaricabarile. A me sembrava già una vicenda incredibile il crollo di Capodanno del viadotto; quest’altro caso, che conoscevano da dieci anni, mi sembra francamente imbarazzante. Ognuno si deve assumere le sue responsabilità“. Secondo il collaboratore di Renzi, il problema del territorio dovrebbe essere considerato più seriamente: il 70% delle frane censite in Europa riguarda l’Italia e Anas “non effettua un normale monitoraggio delle sue strade”. D’Angelis prosegue denunciando i mancati studi geologici preventivi alla realizzazione delle opere infrastrutturali e annuncia che da metà aprile la task force #italiasicura – struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche – varerà un fondo per un piano nazionale di contrasto alle frane. Le accuse di D’Angelis proseguono: “La verità va detta tutta: Anas e Regione potevano e dovevano intervenire e nessuno lo ha fatto. Quella frana è la prova non solo della mancanza di monitoraggi, cure e manutenzioni ordinarie del nostro territorio più fragile nelle Regioni più a rischio, ma anche di sciatteria, disorganizzazione, disattenzioni, abusi, scarsissimo interesse anche nel dibattito pubblico al gravissimo problema del dissesto idrogeologico. C’è solo da vergognarsi. Questa è l’Italia da cancellare”.

Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia, ha dal canto suo risposto alle critiche di D’Angelis: “Sciatteria? Tutti bravi sono a parlare. Le polemiche sono inutili. Lo scaricabarile del Governo non può più funzionare. Ora basta. L’Anas è un ente statale e forse qualcuno, prima di accusare, avrebbe dovuto fare il mea culpa. Dall’esperto della presidenza del Consiglio dei ministri mi sarei aspettato una telefonata o la richiesta di un incontro e non certo dichiarazioni scomposte e irrazionali. L’esperto di Renzi deve chiedere scusa. Da parte mia inoltrerò protesta al premier Renzi. Il mio governo non c’entra un fico secco col cedimento del pilone. Invece di fare chiacchiere e di togliere soldi alle Regioni, Roma ci dia i fondi“.

Crocetta ha nel frattempo concordato con il presidente dell’Anas Pietro Ciucci un incontro previsto per oggi, 13 aprile, a Roma. L’Anas ha voluto sottolineare: “Mai ricevuto né direttive né fondi per la risoluzione del dissesto. Non risultano pervenute segnalazioni del pericolo da parte degli enti territoriali competenti. Il viadotto non aveva necessità di alcun monitoraggio in quanto la struttura, prima dei noti fatti, risultava perfettamente efficiente a seguito dei controlli periodici dei tecnici di Anas”.

I commenti attorno alla strada A19 siciliana non si placano anche su altri fronti. Vincenzo Figuccia, vicecapogruppo di Fi all’Assemblea regionale siciliana, ha annunciato una protesta “contro la vergogna del crollo dei piloni” insieme a sindaci, amministratori locali, associazioni e cittadini. La Cisl regionale ha chiesto invece un commissario straordinario. Preoccupazione emerge anche da Coldiretti: “Per l’agricoltura la chiusura della A19 rappresenta l’ennesima catastrofe”. Confindustria mette in guardia: “Non possiamo permetterci il lusso di tenere chiusa a tempo indeterminato la principale via di collegamento tra il capoluogo e Catania: le imprese subirebbero danni incalcolabili”. Il sindaco di Catania, Enzo Bianco, ha dal canto suo illustrato la necessità di incrementare collegamenti in treno e in aereo.