Regolarizzando prostituzione e droga si farebbe un danno enorme alla malavita. Quando un fenomeno non si può contrastare, tanto vale governarlo. Questo vale per la prostituzione, per l’immigrazione e per gli stupefacenti“. Sono le parole di Alfonso Sabella, magistrato e assessore alla legalità del Comune di Roma, ai microfoni di Radio Cusano Campus. “La prostituzione” – continua – “è il mestiere più antico del mondo, tutti i tentativi di reprimerla non hanno avuto successo. Qualche legge che miri a regolamentare questo fenomeno forse dovrebbe arrivare”. Sull’iniziativa di realizzare un quartiere a luci rosse nel quartiere Eur della Capitale, proposta poi bocciata da Matteo Orfini a nome del Pd romano, Sabella osserva: “Quella iniziativa ideata da Andrea Santoro fu lodevole, si cercò di dare una risposta alle esigenze dei cittadini. Ma quel meccanismo non può essere considerato legale. Tuttavia, superando qualche legge, e questo dovrebbe farlo il Parlamento, forse poteva essere una idea funzionante. Del resto è pieno in Europa di quartieri in cui la prostituzione è gestita in maniera analoga”. Infine, il magistrato, che durante il G8 di Genova, nel 2001, fu dirigente dell’Amministrazione penitenziaria. (DAP) del Ministero della giustizia e responsabile delle carceri provvisorie di Bolzaneto e San Giuliano, si pronuncia sul reato di tortura: “Sono favorevole alla sua introduzione. Niente può consentire a chi rappresenta lo Stato di comportarsi in maniera analoga ai criminali. Qualunque sia il fine che si voglia perseguire, nessun cittadino può essere malmenato, torturato o osteggiato da appartenenti alle forze di Polizia” di Gisella Ruccia