“Capita spesso che ci chiamino gli assistenti sociali del Campidoglio per chiederci se riusciamo a sistemare in qualche casa occupata le famiglie, sempre più numerose, alle quali è arrivata la lettera di sfratto”. L’atto d’accusa è di Omero Lauri, uno dei fondatori dello sportello Ram, Resistenza abitativa metropolitana, attivo a Tor Sapienza, la borgata romana teatro della rivolta anti-immigrati dello scorso novembre. “Noi movimenti per il diritto all’abitare sopperiamo alle manchevolezze di questa politica infame”, continua Omero che avverte: “Il tappo sta per saltare e per capirlo basta guardare il numero di avvisi di sfratti esecutivi qui sulla mia scrivania”. Secondo un censimento redatto dai movimenti, solo a Roma sono 5300 i nuclei famigliari che vivono in spazi occupati. “Numeri da capogiro che la politica pare non voler prendere in considerazione se approva leggi come il decreto Lupi che proibisce la residenza a chi vive in uno spazio occupato”, attacca l’attivista. L’occupazione targata Ram più spettacolare è l’ex chiesa di San Cirillo (sconsacrata e abbandonata) che ha dato rifugio a una quindicina di famiglie: si passa da Edmondo, vecchietto di 82 anni che prima di diventare occupante viveva in macchina, ad Hamza, giovanissimo marocchino allontanato dal centro minori il giorno stesso del suo diciottesimo compleanno. “Entriamo negli spazi, li sistemiamo così da provare a viverci con dignità”, spiega Angela, occupante e attivista del comitato. Nel 2013, dopo due mesi dall’occupazione, Papa Francesco visita Tor Sapienza per l’inaugurazione di una parrocchia. “Siamo riusciti a ottenere un incontro con Bergoglio e dopo avergli raccontato la storia della chiesetta ci ha dato la sua benedizione”, ricorda Omero  di Lorenzo Galeazzi, riprese e montaggio Paolo Dimalio