Forse per Ken non è una buona notizia, ma per milioni di ragazzine è una novità assoluta. Barbie parla. La tecnologia ha contaminato anche la mitica bambolina della Mattel che in autunno presenterà il nuovo modello, Barbie Hello, dotato di parola, al prezzo di 75 dollari. Alla ricerca di qualcosa che riuscisse a rivitalizzare un prodotto che sente il peso degli anni Mattel si è rivolta a ToyTalk, una società specializzata nel far parlare i giocattoli.

“Chiacchierare con un device mobile è una cosa scontata per chi ha dieci anni – ha spiegato il ceo Oren Jacob – molto meno per gli studenti delle scuole superiori”. Per questo è giunto il momento di dare la favella alla bambolina con il fisico della pin up che fino a oggi ha parlato solo grazie alla fantasia dei bambini. Fondata nel 2011 grazie – la figlia di Jacob, sette anni, voleva parlare via Skype con i suoi giocattoli – ToyTalk produce soluzioni che permettono ai bambini di intrecciare conversazioni complesse con i pupazzi. Nel caso della Barbie il sistema analizza le parole dei bambini per produrre risposte a tono.

“Quando la soluzione sarà pronta speriamo che Barbie avrà migliaia di cose da dire e che possa parlare per ore con le bambine” è l’auspicio di Jacob. Il sistema però è un po’ più complesso e sta creando non poche preoccupazioni. Barbie, che si collega al Wi-fi, parla grazie a un software dietro al quale c’è un algoritmo che impara dalle parole della bambina, ricorda quello che lei le dice e calibra il tono da adottare. Le discussioni sono poi archiviate sui server della società.

E’ la nuova frontiera dell’Internet delle cose che crea qualche problema di privacy. “Una bambola inquietante che registra cosa succede in casa nostra senza che noi lo sappiamo?” si chiede Nicole A. Ozer, direttore dell’area tecnologica dell’American Civil Liberties Union del Nord della California intervistato dal New York Times. Ma Ozer ha altre domande. “Cosa viene registrato, per quanto tempo viene conservato, chi può accedere o condividere questi dati?”. Da parte sua l’azienda assicura che tutte le informazioni registrate dal microfono della bambola rimarranno private e comunque qualche provvedimento a difesa della privacy è stato adottato.

Toytalk ha sviluppato una procedura che pemette ai genitori di controllare in parte la situazione. Una bambina sotto i 13 anni può utilizzare la funzione di conversazione solo dopo che un genitore ha dato il permesso da confermare via mail. Quando i bambini vogliono interagire con un personaggio devono premere un pulsante del microfono sulla app come un walkie-talkie e i genitori hanno accesso alle conversazioni registrate del loro bambino e possono cancellarle.

Tutto questo però sembra non bastare. La Ccfc (Campaign for a Commercial-Free Childhood) che cerca di proteggere i bambini dalla pubblicità nei loro prodotti ha chiesto lo stop della produzione della nuova Barbie. Perché oltre ai dialoghi registrati c’è anche l’influenza che la bambola può avere sui piccoli. Uno studio della Georgetown university ha messo a confronto due gruppi di bambini che utilizzavano lo stesso personaggio. Ma mentre il primo aveva a disposizione il pupazzo in grado di dire il nome del bambino oltre al piatto e canzone preferita, il secondo indicava sempre lo stesso nome e dava indicazioni differenti. Quando poi il pupazzo si è esibito in un piccolo test matematico i bambini che avevano il giocattolo parlante hanno reagito meglio rispetto agli altri. E’ solo un test, ma Sandra Calvert, Direttore del Children Digital Media Center della Georgetown e autore dello studio è convinta che gli effetti potrebbero essere ancora maggiori.