C’è anche un assessore tra gli arrestati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato in carcere dodici persone ritenute esponenti e affiliati del clan camorristico Fabbrocino di Nola (Napoli). Secondo gli inquirenti Gianpaolo De Angelis, assessore con delega all’Urbanistica e ai Trasporti del comune guidato dal sindaco Geremia Biancardi, era un prestanome del clan. De Angelis è accusato di associazione di tipo mafioso. A lui viene ricondotta una delle tre aziende sequestrate.

Il sindaco di Nola ha immediatamente ritirato la delega a De Angelis, nominando un nuovo assessore, e ha espresso “fiducia nel lavoro degli inquirenti”. “Mi auguro che De Angelis saprà chiarire la sua posizione. La vicenda, per altro risalente al 2006, non ha nulla a che vedere con il suo incarico di assessore così come risulta dal verbale della perquisizione effettuata presso il suo ufficio in municipio e che ha avuto esito negativo” dice Biancardi.

Coinvolto anche Giovanni Fabbrocino, 40 anni, figlio del capoclan Mario attualmente in carcere, condannato a due ergastoli. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni, estorsione e illecita concorrenza con minaccia e violenza, aggravate dal metodo mafioso. Sono inoltre state sequestrate le società Gifra srl – che produce e distribuisce calcestruzzo -, la Raf srl – attiva nella produzione di conglomerati cementizi e bituminosi – e Gieffe Import Export srl – operante nel settore florovivaistico. Il loro valore è stimato in 5 milioni di euro.

Dalle indagini risulta il condizionamento del libero mercato nel settore del calcestruzzo da parte della camorra vesuviana, imponendo un listino prezzi maggiorato rispetto a quello di altre imprese. Risulta infatti che gli imprenditori fossero costretti ad acquistare da queste tre aziende, sotto minaccia di ritorsioni sia dal punto di vista fisico che patrimoniale.

Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite dagli uomini della Dia, della Squadra mobile di Napoli e dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli: “Si tratta di un ottimo strumento per mascherare estorsioni attraverso l’imposizione delle forniture, condizionando il libero mercato della domanda e dell’offerta”. Dall’inchiesta emerge che le tre imprese sequestrate hanno permesso di portare avanti l’attività criminale della precedente azienda “La Fortuna” – sequestrata nel 2007 -, di proprietà del capoclan Mario Fabbrocino – attualmente detenuto – che diede il via al monopolio nel settore attraverso il condizionamento con metodi camorristici del libero mercato della domanda e dell’offerta.