Un sogno infranto, una personalità disturbata, un amore che finisce. Comincia a diventare meno sfocata la fotografia di Andreas Lubitzil copilota tedesco che ha fatto volontariamente schiantare l’airbus di Germanwing contro le Alpi francesi ammazzando 150 passeggeri. È l’ex fidanzata che alla Bild racconta chi era l’uomo che un giorno le disse: “Un giorno tutto il mondo conoscerà il mio nome”. Forse Lubitz, 27 anni, in cura per problemi di salute mentale, aveva già pianificato di uccidersi e portarsi dietro molte altre vite.

La donna – una assistente di volo 26enne – ha svelato al tabloid di essersi allontanata da Lubitz a causa di una personalità turbata. “Era sempre più evidente che lui aveva un problema. Nelle discussioni – racconta – crollava e mi urlava addosso. Avevo paura“. Da cosa era tormentato il giovane pilota? Dalle indagini è emerso che il giorno della tragedia il giovane uomo non avrebbe dovuto essere in volo, a causa di un certificato medico, poi strappato. Lubitz ha voluto nascondere la sua malattia a Lufthansa, facendo in mille pezzi i certificati medici. Documenti che avrebbero potuto far rallentare o addirittura chiudere la sua carriera e mandare in frantumi la sua aspirazione di arrivare un giorno a pilotare un velivolo della compagnia tedesca. 

La ragazza ricorda anche le parole dell’uomo, l’annuncio forse di quello che aveva intenzione di portare a termine: “Un giorno farò qualcosa che cambierà tutto il sistema”. Ed è proprio la donna a ipotizzare che provocare lo schianto dell’Airbus poteva essere risposta di una personalità disturbata ai problemi che avrebbe potuto causargli la sua malattia: “Se ha fatto quello che ha fatto, è perché ha capito che a causa dei suoi problemi di salute il suo grande sogno del lavoro per Lufthansa, di diventare capitano e pilota di lunga distanza, era praticamente irrealizzabile“.

Lubitz, infatti, si sarebbe dovuto sottoporre a metà giugno a una verifica delle sue condizioni per ottenere un prolungamento dell’idoneità al volo, secondo quanto sostiene l’emittente televisiva tedesca N24. Inoltre secondo il New York Times il pilota si era sottoposto ad un trattamento perché aveva un problema agli occhi che potrebbe aver messo in pericolo la sua capacità di continuare a lavorare come pilota. Non è chiaro quanto grave fosse il problema o se sia legato alle sue condizioni psicologiche.

Dalle parole della ex fidanzata di Lubitz – che aveva  più volte volato con lui e teneva la relazione segreta ai colleghi – emerge anche una doppia personalità dell’uomo: “Privatamente era molto tenero, aveva bisogno d’amore. Era una brava persona, in grado di essere tanto dolce. Mi regalava fiori – ma quando non si tratta della loro storia ammette – Abbiamo parlato sempre molto anche di lavoro e in quei frangenti era un’altra persona. Si arrabbiava per le condizioni in cui dovevamo lavorare. Troppo poco denaro, paura per il contratto, troppa pressione“.

Nell’intervista, la ex compagna del copilota aggiunge: “Una notte si è svegliato e urlava ‘Precipitiamo‘, perché aveva avuto un incubo. Ma poteva nascondere bene agli altri quel che gli stava veramente accadendo”. E conclude al tabloid Bild: “Non ha mai parlato molto della sua malattia. Solo del fatto che per questo era sotto trattamento psichiatrico”. Non è noto di cosa soffrisse davvero il pilota (l’ospedale dove era in cura ha smentito la depressione, ndr), la legge tedesca impedisce ai medici la diffusione di dati sanitari anche di pazienti che sono morti. E sarà solo l’inchiesta degli inquirenti francesi a poter restituire la verità su come e perché 150 vite sono state spezzate così.