Stefano Perotti, l’imprenditore che gestiva appalti pubblici per 25 miliardi finito in carcere nell’inchiesta sulle Grandi Opere, resta in cella. Anzi, nel suo caso “il quadro giudiziario si è ulteriormente aggravato“. Il gip Angelo Pezzuti ha rigettato le istanze di revoca dell’arresto in carcere e di attenuazione della misura cautelare per il braccio destro di Ercole IncalzaAnaloga istanza era stata respinta dallo stesso gip per il dirigente della Struttura tecnica di missione presso il ministero delle infrastrutture, anche lui in carcere. Perotti è stato arrestato in carcere nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze sulle presunte tangenti sulle opere pubbliche ed è considerato dagli inquirenti insieme a Incalza, al vertice di un sistema di spartizione di consulenze e direzioni lavori per numerose tra le più onerose opere pubbliche in costruzione in Italia.

“Il quadro indiziario si è ulteriormente aggravato”, scrive il gip nell’ordinanza. “Nessuna circostanza nuova è intervenuta a modificare o attenuare il quadro indiziario esistente al momento dell’emissione dell’ordinanza di applicazione della misura”, annota Pezzuti. “Al contrario”, scrive ancora, le esigenze cautelari “appaiono rafforzate dalle prime risultanze istruttorie successive all’esecuzione della misura”.

Nell’ordinanza il giudice sottolinea le incongruenze e le contraddizioni emerse da quanto dichiarato dall’imprenditore durante l’interrogatorio di garanzia. Perotti “ha, di fatto, finanziato la società Green Field, che aveva come scopo quello di pagare personaggi istituzionali“, scrive il Gip nell’ordinanza, sottolineando che Perotti è il “vero amministratore” della società che secondo gli inquirenti serviva per erogare somme di denaro ad Incalza e Pacella. Il giudice afferma che Perotti, almeno “all’apparenza”, ha ricoperto la carica di socio della Green Field per poco più di un anno – tra il 1998 e 1999 – e “ufficialmente non ha partecipato alla costituzione della società”, avvenuta nel 1997, e “non ha più assunto né quote sociali né incarichi direttivi”. Durante l’interrogatorio, dice però il Gip, l’imprenditore ha fornito un’altra versione sostenendo di “aver fondato” insieme ad altri la società.

Dunque “Stefano Perotti ha affermato, con chiarezza, di essere stato lui a costituire” la Green Field. E “solo dopo che il giudice ha contestato all’indagato di non aver partecipato all’atto costitutivo della stessa, Perotti ha corretto le sue dichiarazioni affermando di aver semplicemente invitato i suoi collaboratori ex dipendenti a mettersi in proprio e di averli aiutati nello svolgimento dell’attività, procurando loro tutto il lavoro”. Risposta che non convince il giudice, che infatti prosegue: Perotti “non si è limitato alla costituzione della società, ma sembra tuttora il vero amministratore della stessa e proprietario delle quote”.

A conferma di ciò il giudice cita le intercettazioni di due collaboratori di Perotti, la responsabile amministrativa e il direttore della produzione della Ingegneria Spm (società di Perotti) Lidia Cavina e Massimo Fiorini. “Per me la Green Field è tutto così… – dice la prima – cioè serve solamente per pagare e avere favori da“. E il secondo: “Da quanto so io di Green Field…praticamente è una società di pubbliche relazioni con il mondo parlamentare“. Quando gli sono state contestate queste affermazioni, conclude il gip, “Stefano Perotti ha fornito una spiegazione davvero poco plausibile”: “Si riferiscono a me – ha detto l’imprenditore – come colui che ha fatto lavorare la Green Field”.

L’attività svolta dall’ex capo della struttura di missione del ministero delle infrastrutture, Ercole Incalza, “in favore di Stefano Perotti”, a cui venivano assegnate le direzioni dei lavori per le grandi opere, è “evidente e incontestabile“, continua il gip. Tale attività, continua il giudice, “emerge in modo evidente e incontestabile da tutto il materiale probatorio finora acquisito”.