“Non chiedo garantismo per il fatto che non mi hanno rivolto alcuna accusa. Dopo due anni di indagini i pm non hanno ravvisato nulla nella mia condotta da perseguire”. Esordisce così Maurizio Lupi nella sua informativa alla Camera con cui ha comunicato le dimissioni da ministro per le Infrastrutture e i Trasporti dopo averle annunciate a Porta a Porta.  “Lascio il Governo a testa alta, guardandovi negli occhi” ha detto. L’Aula è quasi vuota. Ai banchi del governo siedono il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, della Salute Beatrice Lorenzin e della Pubblica amministrazione Marianna Madia. Assente il presidente del Consiglio Matteo Renzi, impegnato a Bruxelles. Ci sono però i sottosegretari di Palazzo Chigi Graziano Delrio e Luca Lotti

“Non posso far cancellare 22 mesi di lavoro in 3 giorni” 
A Montecitorio Lupi ha dichiarato di sentirsi “obbligato a non far cancellare 3 giorni tutto ciò che ho fatto in questi 22 mesi. Non invoco garantismo nei miei confronti”. Tuttavia il ministro rivendica come “a sole 72 ore dai fatti c’è la presa d’atto della necessità della mia scelta che sto compiendo e della mia comunicazione al presidente del consiglio e al presidente della Repubblica. A 72 ore dai fatti e a non da 72 giorni”. Il ministro ha spiegato che la decisione di dimettersi l’ha presa solo riflettendo sulle ragioni per cui aveva deciso di fare politica: “Non ho fatto nulla, perché dovrei dimettermi? Perché lasciare quando il lavoro si vede concretamente realizzato?”. L’intervento è stato accolto dagli applausi dai banchi del Nuovo Centrodestra e del Pd.

“Incalza mai condannato, anche perché prescritto”
Sulla permanenza di Ercole Incalza a capo della struttura per le grandi opere ha ribadito di non averlo rimosso perché il dirigente del ministero – nonostante le 14 inchieste che lo hanno visto coinvolto – non è stato mai condannato. Incalza, ha proseguito Lupi, occupava il suo ruolo di capo della struttura tecnica di missione “a seguito di procedura selettiva pubblica e con scadenza il 31 dicembre 2015”, e “ho potuto verificare che nei vari procedimenti penali che lo hanno interessato non ha subito alcuna decisione di condanna, né per i casi in cui questi si sono conclusi per prescrizione del reato, alcun procedimento disciplinare sotto la responsabilità dei ministri che mi avevano preceduto”. Quanto alla sua difesa di quella stessa struttura di missione “non era una difesa acritica dello status quo”.

“Inverosimile che un amico abbia bisogno di regalarmi un vestito”
Poi i regali, dall’abito al Rolex per il figlio. “E’ evidente a tutti – replica lui – quanto sia inverosimile che un amico di famiglia da 40 anni abbia potuto accreditarsi a me regalandomi un vestito”. E l’orologio che i Perotti hanno regalato a suo figlio non lo avrebbe accettato: “Non gli ho chiesto di sostituirlo, se questo è il mio errore lo ammetto”, ha detto in Aula. Lupi, alla Camera, ha anche ribadito che i Perotti conoscono suo figlio “ben prima che io diventassi ministro”. L’esponente dell’Ncd ha ribadito di non aver “mai fatto pressione per procurare un lavoro a mio figlio”. E quella telefonata che Lupi fece a Incalza è stata “strumentalizzata” perché lì, ha spiegato il ministro, “chiedo ad Incalza di vedere mio figlio, ho fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi padre e cioè di presentare al proprio figlio una persona di esperienza”. Il ministro ha ricordato, poi, le tappe, il curriculum del figlio, la sua laurea a 110 e lode, il posto di lavoro ottenuto in America “perché mio figlio è bravo”. “Vedo il lato politico di questa difficile vicenda – ha rilevato – Molte persone mi hanno dimostrato amicizia. E per me più importante di tante cose. Sarò anche un comprimario come ho letto sui giornali, ma la cosa cui tengo di più nella mia vita sono i rapporti umani personali”.

“Giorni di demagogia a brandelli”
Lupi si è rivolto a lungo ai deputati, soprattutto a quelli (in particolare Cinque Stelle e Sel) che nei giorni scorsi lo hanno criticato: “Vi auguro, cari deputati, in questi giorni di demagogia a brandelli di non trovarvi mai dentro bolle mediatiche difficili da scoppiare e di non aver mai qualcuno che entri nella vostra famiglia e intimità”. “Vi auguro che nessuno tiri in ballo la vostra famiglia – ha aggiunto in Aula mentre i deputati applaudivano – Molti mi hanno dimostrato amicizia, sarò ingenuo ma per me i rapporti personali sono importanti”.

Il Pd: “Aperta una fase di lotta dura alla corruzione”
Ha parlato di “un atto di sensibilità istituzionale e di opportunità politica e ci aiutato tutti nei confronti dell’opinione pubblica” il capogruppo Pd Roberto Speranza, intervenuto per primo tra i rappresentanti dei gruppi. “Il Pd non accetta alcuna lezione da nessuno sul terreno della lotta alla corruzione – ha aggiunto – Siamo convinti che questo Parlamento e questo governo con l’aiuto di Raffaele Cantone stiano aprendo una nuova fase di lotta durissima contro la corruzione”.

M5s: “Restituisca i compensi della legislatura”
Alessandro Di Battista
ha invece preso la parola a nome dei Cinque Stelle invitando Lupi a “restituire i compensi dell’ultima legislatura, si arricchirà di dignità”. “E’ stato ministro, conosce il sistema, raccontarlo sarebbe l’atto più coraggioso – ha aggiunto – Incalza non parlerà, è abituato a stare zitto”. E poi la provocazione: “La disperazione che prova lei adesso la provano in molti per quel sistema di corruzione che lei ha difeso e protetto nel suo ministero. La corruzione ha rotto in tanti pezzi questo Paese”.

Brunetta: “Battuta di caccia mediatica”
Secondo Renato Brunetta (Forza Italia) si è trattato di “una battuta di caccia mediatica”. “Osservata senza scandali da parte del presidente del Consiglio, Matteo Renzi – ha dichiarato il capogruppo berlusconiano – Da questa vicenda si può constatare il trattamento riservato da Renzi ai suoi amici e a se stesso. Le indagini della magistratura non devono essere lo strumento comodo dell’uomo solo al comando. Il ministro Lupi, e dico ministro, non ha ricevuto nemmeno un avviso di garanzia”. 

Cicchitto: “Sottosegretari Pd indagati, ma Renzi non preoccupato”
L’intervento più deciso è stato quello di Fabrizio Cicchitto che, tra le altre cose, ha ricordato che al governo si trovano ancora 5 sottosegretari del Pd sotto inchiesta e che il Partito democratico candida alla Regione Campania un condannato, Vincenzo De Luca. Ma una battuta ruvida la riserva al capo del governo: “Ci sono alcuni sottosegretari del governo indagati” ma per i quali “non ci sono effetti mediatici e quindi non provocano la preoccupazione del presidente del Consiglio”. Nei confronti di Lupi c’è stato “un autentico linciaggio mediatico“, aggiunge Cicchitto. Se “qualcuno pensa che un ministro si fa corrompere per un regalo fatto al figlio, allora siamo al massimo della faziosità. Ben sei governi hanno messo Incalza in quella posizione, e con lui hanno interloquito sindaci, presidenti di Regione, parlamentari di ogni partito”. Cicchitto ha parlato di ipocrisia, riferendosi alle scelte del Pd sui sottosegretari e su De Luca: “La sfida con cui bisogna misurarsi in Parlamento non è quello dell’aumento delle pene ma di alcune misure strutturali, come la drastica riduzione delle stazioni appaltanti e la riduzione delle partecipate di Regioni e Comuni”.