Continua a negare di aver chiamato Ercole Incalza per raccomandare il figlio Luca presso Stefano Perotti (“Stefano Perotti conosceva mio figlio da quando, con altri studenti del Politecnico, andava a visitare i cantieri. Sono amici. Così come lo sono le famiglie”, raccontava mercoledì a La Repubblica), ma le carte dell’inchiesta dicono l’esatto contrario. In un’informativa del Ros si legge che l’8 gennaio 2010 il ministro Maurizio Lupi telefona al superdirigente del ministero delle Infrastrutture, finito in carcere insieme ad altre quattro persone nell’inchiesta della Procura di Firenze sugli appalti delle Grandi Opere, e gli chiede “se è disponibile a ricevere in ufficio al ministero a Roma, nello stesso pomeriggio, il figlio Luca, per avere ‘consulenze e suggerimenti'”, scrivono gli investigatori, secondo i quali il riferimento è a un lavoro per il figlio del ministro. “Quando vuoi“, è la risposta di Incalza. Poche ore dopo, Luca Lupi è nell’ufficio di Incalza.

Sono le 13.33. “Ascolta – dice Lupi – se fra un quarto d’ora ti mando questo che è venuto da Milano a Roma a far due chiacchiere? Nel senso di avere consulenze e suggerimenti eccetera. Viene mio figlio Luca, no, quando vuoi, dimmi a che ora te lo faccio venire in modo che…”. Incalza, viene ricostruito, dà la sua disponibilità per ricevere Luca Lupi nello stesso pomeriggio: “Quando vuoi, ma figurati! Nessun problema! O adesso o alle cinque, quando finisce il Tesoro, no?”. Lupi preferisce che il figlio parli con Incalza subito: “No, allora conviene che venga adesso, così…”.

Alle 14.29, annotano gli investigatori, Incalza chiama Stefano Perotti, il direttore dei lavori che puntualmente Incalza impone ai contractor degli appalti del ministero, anch’egli finito in carcere, e gli chiede quando può essere a Roma. Perotti risponde: “Posso arrivare venerdì se vuoi”. Incalza, continua l’annotazione, “si rivolge a una persona che è nel suo ufficio (Luca Lupi) e gli chiede se gli va bene fissare l’incontro con Stefano Perotti per venerdì 10 gennaio”. Poi Perotti chiede: “Chi è questo?” e Incalza gli fa capire che è Luca Lupi. “Il figlio di Maurizio!”.

La telefonata del ministro sembra andare a buon fine: Luca, 27 anni, in quel gennaio 2014 fresco di laurea in ingegneria, avrà un incarico con lo studio Mor di Genova (di proprietà della moglie di Perotti) impegnato su un cantiere nella costruzione di tre nuovi palazzi per uffici dell’Eni a San Donato Milanese. Fino allo scorso febbraio: la cricca del ministero di Porta Pia avverte che il vento sta girando si decide che il ragazzo non può restare a San Donato Milanese. Così Luca prende la via degli Stati Uniti: “Mio figlio si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode – argomentava il papà ministro martedì – dopo sei mesi in America presso uno studio di progettazione, nel febbraio dello scorso anno gli hanno offerto un lavoro. Ci ha messo un anno, come tutti, ad avere il permesso di lavoro e da marzo di quest’anno lavora a New York“.

I pm sintetizzano così l’accaduto: “Allorché il ministro Lupi chiede ad Incalza di ricevere il figlio Luca, all’evidente fine di reperire una soluzione lavorativa in favore di quest’ultimo, lo stesso Incalza immediatamente si rivolge al Perotti, il quale subito si attiva”, scrivono i magistrati di Firenze nella richiesta di custodia cautelare. “Questa non è una storia di ordinaria corruzione”, aggiunge la Procura, ma uno “scenario di devastante corruzione sistemica nella gestione dei grandi appalti”.