I giudici tentano di mettere il governo alle strette: dopo l’approvazione di una legge più incisiva sulla responsabilità civile, ora il governo proceda ad assumere cancellieri e personale amministrativo per la giustizia. La richiesta prende piede tra le toghe, come – ad esempio – tra alcuni magistrati dei tribunali piemontesi che lunedì 10 marzo a Torino hanno partecipato a un’assemblea straordinaria in vista dell’assemblea generale straordinaria dell’Associazione nazionale magistrati sulla nuova norma.

Nei giorni scorsi l’Anm ha diffuso un decalogo sulla “buona giustizia” e ora alcuni di quei punti offrono ai magistrati spunti per ribadire la propria contrarietà alla legge e rilanciare una sfida a Renzi. “Siamo tutti critici di questo testo – ha affermato all’apertura dell’incontro Giovanni Liberati, esponente di Area e presidente della giunta distrettuale per il Piemonte e la Valle d’Aosta -. Ora si tratta di capire come reagire e se il nostro approccio al lavoro deve cambiare o no”. Sui modi migliori di far sentire la propria voce pochi sono concordi, ma ci sono alcuni punti fermi, come quelli ribaditi nel documenti del “comitato direttivo centrale” del 22 febbraio scorso.

Sebbene l’associazione abbia votato contro lo sciopero, a Torino c’è ancora chi è favorevole, come Elisabetta Massa, presidente della terza sezione civile nel capoluogo: “Ho partecipato all’assemblea nazionale e ho assistito a una pantomima”, ha premesso prima di affermare che “l’Anm è scollata con la base, è una replica delle correnti. Si fa avanti a slogan per rispondere a quelli del governo”. Ad allarmarla è soprattutto la possibilità che gli attori di un processo possano fare delle cause che, senza il filtro che c’era prima, inducano i magistrati ad astenersi da quel procedimento: “Cosa accadrebbe nella mia sezione in cui siamo otto? Se si fa un provvedimento cautelare e poi qualcuno fa un reclamo quattro giudici su otto dovranno astenersi perché ritenuti autori di danno ingiusto e siamo ricusabili – ha spiegato -. Così un tribunale piccolo è paralizzato, ma anche un tribunale più grande viene danneggiato”.

Per il giudice Maura Arisio “non possiamo dare una ‘giustizia giusta’ senza gli strumenti che ci consentono di lavorare al nostro meglio. Vorrei l’ufficio del giudice e il cancelliere”, due dei punti del decalogo. Un’idea, la sua, ripresa anche da altri colleghi perché questi “innesti” permetterebbero ai magistrati di sopportare meglio i disagi affrontati in questi anni, lavorando con ancora più serenità e attenzione. “Il disagio persiste – ha affermato Stefania Tassone, una rappresentante di Unicost -. È un disagio che i giudici torinesi hanno messo da parte perché il tribunale di Torino è tra i più virtuosi, così come le altre sedi piemontesi”. Però adesso pure qui alcuni non sono più disposti a sopportare queste difficoltà. La Tassone chiede all’Anm di insistere sulla questione di incostituzionalità della legge. Per il consigliere della Corte d’appello Simone Perelli bisogna chiedere al governo la copertura di posti vacanti nell’amministrazione e l’istituzione dell’ufficio del giudice, “un’iniziativa da assumere subito da parte dell’Anm e con molte energie”. Con lui concorda il presidente del tribunale di Vercelli Antonio Morozzo di Unicost: “La proposta è condivisibile e si può accompagnare allo sciopero”.

Per alcuni quindi l’astensione dal lavoro è l’ultima soluzione, mentre altri sono ancora più scettici. Per questi il punto più difficile però resta come porsi di fronte a un governo come quello di Matteo Renzi, di cui viene sottolineata più volte l’incapacità a dialogare con le parti, le politiche di annunci e la cattiva immagine data della magistratura: “Non abbiamo né la forza né la capacità mediatica di imporci – ha affermato Enrico Astuni esprimendo un timore condiviso pure da altri -. La Thatcher ha vinto contro i minatori che scioperavano, siamo noi in grado di fare uno sciopero contro il governo e vincere?”.