Nel consiglio dei ministri sono state illustrate soltanto le linee guida degli interventi che il Governo ha messo a punto per la scuola. L’esame del disegno di legge è rinviato a un nuovo consiglio dei ministri che il capo del governo Matteo Renzi ha annunciato per martedì prossimo 10 marzo. Già ieri, 2 marzo, l’esecutivo aveva fatto retromarcia sullo strumento legislativo da utilizzare, cioè un disegno di legge anziché un decreto come era stato deciso in un primo momento. Una questione che ha fatto nascere, secondo Renzi, un “dibattito surreale“. “Non c’è alcun rischio che slittino le assunzioni”, ha assicurato il presidente del Consiglio sottolineando che “non c’è nessun passo indietro del governo”. Renzi ha ribadito quello che va dicendo dall’inizio del mandato a Palazzo Chigi: “Non abbiamo semplicemente da assumere delle persone ma da cambiare un modello educativo e di relazione” perché “c’è una grande scommessa, investire sulla scuola come strumento di crescita del Paese”. Sulla riforma dice il presidente del Consiglio “c’è 1 miliardo messo da parte, che diventano 3 miliardi nel 2016″. E’ impossibile, ha aggiunto Renzi, “sostenere che non ci siano i denari” per le assunzioni.

Sull’iter della legge il presidente del Consiglio ha spiegato che “ci sono le condizioni perché il Parlamento possa legiferare, in tempo non sufficiente ma non biblico, possa legiferare senza la necessità di strumenti di urgenza”. La palla quindi passa al Parlamento e Renzi ha voluto mandare un messaggio alle opposizioni: “l’ostruzionismo“, ha spiegato, bloccherebbe le assunzioni. “Mai più supplenti, basta ai precari nella scuola: è fondamentale per noi assumere oltre 100mila insegnanti“, dice, e superare il “meccanismo frustrante” del precariato, “frutto di cattiva politica ma anche di cattivo sindacato”. Così il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Non abbiate paura di mettere in gioco il merito”, dice agli insegnanti e ai presidi il premier, parlando di scatti economici sulla base dei criteri di valutazione.

Per le assunzioni dei docenti, tuttavia, “lo strumento legislativo lo sceglieremo martedì” dice il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. “Decideremo con chiarezza contenuti e veicolo legislativo. Per noi le assunzioni sono una priorità e urgenza, quindi sarà uno strumento che consenta di ottenere questo risultato”. Anche perché sui precari c’è già il controcanto della sinistra Pd: “Senza decreto non arrivi all’assunzione dei precari a ottobre” ha detto Pierluigi Bersani a Otto e mezzo. Bersani ha detto di essere “contento” della riforma, “ma – ha aggiunto – voglio capire come si faccia senza decreto. Se non lo ha fatto ci saranno buone ragioni”.

Renzi è tornato sull’argomento con un video pubblicato su facebook.  “Dal 10 marzo”, con il varo del ddl in consiglio dei ministri, “inizierà lo scoccare dei giorni per arrivare al primo settembre all’assunzione di tutti coloro che dovranno essere assunti quest’anno”.  “Ci sono ancora classi che hanno bisogno di supplenze, come ad esempio di insegnanti di matematica. “Quindi una parte ancora nel 2015 dovrà essere assunta con il vecchio sistema dei supplenti a tempo determinato. Ma dal 2016 si sarà assunti solo con concorso”.

Renzi ha definito la situazione “abbastanza sorprendente: se facciamo da soli siamo ‘dittatorelli‘ (l’aveva detto Forza Italia in giornata, ndr), se facciamo i decreti siamo antidemocratici, se facciamo i disegni di legge non siamo abbastanza spediti, siamo in ritardo. Si tratta di un dialogo surreale. Diamoci pace e troviamo una via di mezzo”. Sulla scuola il governo ha ascoltato i cittadini e ora non compie “nessun passo indietro: stiamo semplicemente mostrando di essere i più trasparenti e pronti al confronto possibile”.

Il tira e molla tra Giannini e Renzi
Il pressing è andato avanti per tutto il giorno: parlamentari Pd, renziani e non, e ministro uniti per convincere Renzi a ripensarci e rimettere in campo un decreto, per dare il via al piano di assunzioni straordinarie di 120mila insegnanti da settembre. Ma il presidente del Consiglio, ricostruisce l’Ansa, è stato irremovibile: niente decreto, la riforma va tutta trasposta in un disegno di legge da affidare alla responsabilità del Parlamento. Ma chi ha modo di parlare con Renzi riferisce una posizione al riguardo molto netta: “Fare un dl solo per le assunzioni sarebbe come recitare liturgie da vetero-sinistra, vetero-sindacalismo”. Tutto è avvenuto lunedì, con l’annunciata decisione di Renzi di rinunciare al decreto, che porta il ministro Giannini – descritta come incredula – a Palazzo Chigi per un colloquio di un’ora e mezza. I testi sono a quel punto già pronti: un disegno di legge e un decreto. Giannini spiega al presidente del Consiglio che se non si fa subito un decreto, non più tardi di qualche giorno, le assunzioni promesse a decine di migliaia di precari per quest’anno, rischiano seriamente di saltare. Con il turn over e la copertura dei posti vacanti i nuovi assunti, stima qualche parlamentare, a settembre saranno non più di 35mila. Dall’altra parte, però, spiegano fonti di Palazzo Chigi, c’è la necessità di fare bene e non solo presto. Le pressioni ricevute dal ministero e dalla presidenza del Consiglio nelle ultime settimane sui criteri sui quali impostare il piano di assunzioni straordinario, sarebbero per Renzi la riprova che per non sbagliare bisogna far discendere le assunzioni dalla riforma e non viceversa. Il piano per i precari, per di più, era stato inserito in un decreto che conteneva tanti temi diversi (dalla scuole paritarie – con la detrazione per le rette cara a Ncd – al potenziamento di alcune discipline), non tutti caratterizzati da criteri di necessità e urgenza. Di qui, spiegano fonti renziane di governo, la retromarcia imposta da Renzi. Alla luce anche delle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla decretazione d’urgenza, il leader del Pd decide di restituire la parola – e la responsabilità del varo in tempi “non biblici” – al Parlamento.