Si chiama Mohamed Emwazi, ha 27 anni ed è di Londra. Secondo le autorità britanniche, citate dalla Bbc, è il boia che il mondo ha imparato a conoscere con il nome di “Jihadi John”, l’uomo che nei video diffusi dallo Stato Islamico annuncia la decapitazione degli ostaggi occidentali. Secondo l’emittente pubblica britannica, che cita fonti di Scotland Yard, il vero nome del militante dello Stato Islamico era già noto alle autorità britanniche che hanno deciso di non rivelarlo prima per non compromettere le indagini. Secondo amici del terrorista, l’uomo arriva da una famiglia agiata dell’ovest di Londra e si sarebbe laureato in informatica. Si pensa che sia arrivato in Siria per unirsi all’Isis nel 2012. Una notizia che fa piazza pulita di tutte le informazioni fatte circolare negli ultimi mesi: in un primo momento il boia era stato identificato con l’ex rapper e dj Abdel-Majed Abdel Bary, un londinese di 23 anni.

‘Jihadi John’ era comparso per la prima volta in un video il 19 agosto, nel filmato che mostrava la decapitazione dell’ostaggio del giornalista statunitense James Foley. Poi si pensa che fosse sempre lui il boia comparso nei video delle decapitazioni del reporter Usa Steven Sotloff, del cooperante britannico David Haines, del tassista britannico Alan Henning e dell’americano Abdul-Rahman Kassig; infine il mese scorso sembra fosse sempre lui il militante che compariva nel video con gli ostaggi giapponesi Haruna Yukawa e Kenji Goto poco prima che venissero uccisi. In tutti i filmati il boia, che aveva un marcato accento britannico, compariva vestito completamente di nero e con un passamontagna nero che lasciava scoperti solo gli occhi e la parte superiore del naso.

La Bbc aggiunge che Emwazi era legato a un uomo che aveva collegamenti con il gruppo jihadista somalo Al Shabab. Anche il Washington Post riporta la notizia dell’identità di ‘Jihadi John’ e, secondo quanto risulta al quotidiano statunitense, Emwazi è un britannico di buona famiglia cresciuto a Londra, che si è diplomato al college programmazione informatica. Sempre secondo il quotidiano di Washington, si è recato in Siria intorno al 2012 e poi si era unito allo Stato islamico. “Non ho dubbi che Mohammed sia Jihadi John – ha detto uno degli amici più stretti di Emwazi in un’intervista – per me era come un fratello, sono sicuro che sia lui”, ha aggiunto. Anche un rappresentante del gruppo britannico per i diritti umani CAGE, Asim Qureshi, che era stato in contatto con lui prima della sua partenza per la Siria, ritiene che Emwazi sia ‘Jihadi John’.

Il Washington Post riporta che alcuni amici, che hanno parlato a condizione dell’anonimato, ritengono che Emwazi abbia cominciato il percorso di radicalizzazione dopo avere pianificato un safari in Tanzania dopo la laurea all’università di Westminster. Emwazi e due amici, un tedesco convertito all’islam di nome Omar e un altro uomo di nome Abu Talib, non riuscirono mai a fare il safari. Una volta atterrati a Dar es Salaam a maggio 2009, infatti, furono arrestati dalla polizia, prima di essere rimpatriati.

Non solo: secondo diversi media del Regno Unito, Emwazi, era stato detenuto dall’antiterrorismo britannico nel 2010 dopo essere arrivato a Londra dal Kuwait: la polizia gli aveva preso le impronte digitali e lo aveva perquisito, inserendo poi il suo nome nella lista dei terroristi sotto controllo, e gli aveva anche vietato la possibilità di espatrio e quindi di ritorno in Kuwait.

Scotland Yard non conferma quanto riportato dalla Bbc. “Abbiamo chiesto precedentemente ai media di non fare congetture sui dettagli della nostra indagine perché sono a rischio vite umane”, ha affermato Richard Walton, comandante dell’unità antiterroristica della polizia di Londra – non confermeremo l’identità di nessuno a questo punto né daremo aggiornamenti sui progressi di questa inchiesta antiterroristica in corso”.

Siria, ong: “Sono 220 i cristiani rapiti”
E’ salito a 220 il numero di cristiani assiri rapiti dall’Isis in Siria. Lo dice l’Osservatorio Nazionale per i Diritti Umani (Ondus), spiegando che gli jihadisti hanno catturato altre decine di persone da 11 villaggi nella provincia di Hassakeh, negli ultimi tre giorni. Le stime precedenti parlavano di 150 cristiani sequestrati. I sequestri sono avvenuti in villaggi nei dintorni di Tal Tamer e gli ostaggi sono stati portati sul Monte Abd al Aziz, a sud-ovest di questa cittadina, secondo testimonianze raccolte dall’Ondus. Fonti assire hanno detto all’ong che trattative sono in corso per ottenere il rilascio dei rapiti, attraverso mediatori di clan tribali arabi locali e una personalità cristiana assira. Nei giorni scorsi varie fonti avevano ipotizzato uno scambio tra gli ostaggi cristiani e prigionieri jihadisti nelle mani di milizie curde.

Australia, oltre 40 donne partite per Iraq e Siria
Decine di donne australiane, circa 40, fra cui le cosiddette “spose jihad”, si sono recate segretamente in Iraq e in Siria per unirsi a gruppi terroristici. “Un numero crescente di giovani donne si unisce all’Isis, nonostante vengano usate come schiave del sesso e in alcuni casi come kamikaze – ha riferito in parlamento il ministro degli Esteri Julie Bishop – raggiungono i mariti combattenti stranieri e cercano di trovare un partner, oppure forniscono sostegno a organizzazioni terroristiche”. Le donne costituiscono ora quasi un quinto di tutti i foreign fighter, e si crede che oltre 500 provengano da paesi occidentali, ha aggiunto.

“E’ contro la logica, dato l’atteggiamento dell’Isis verso le donne – ha detto ancora il ministro – se non bastassero le uccisioni e le esecuzioni, l’Isis ha pubblicato istruzioni sul trattamento delle schiave del sesso, che includono stupri e percosse. Neanche le bambine sono immuni, le istruzioni incoraggiano attacchi sessuali su ragazzine che non hanno raggiunto la pubertà”. Bishop ha esortato le famiglie ad aiutare a impedire che le figlie vengano radicalizzate. “E’ probabile che i familiari e gli amici siano i primi a notare cambiamenti in giovani che si stanno radicalizzando. Devono cercare di comunicare con loro prima che sia troppo tardi”. Il governo australiano teme che alcune di loro siano entrate nella tristemente nota polizia religiosa composta di sole donne, formata per far rispettare le severe norme della sharia.

Iraq, 46 civili uccisi in raid su Mosul
Quasi 50 civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi nelle ultime ore nella regione di Mosul, nel nord dell’Iraq, da raid aerei della Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato islamico (Isis). Lo riferiscono fonti mediche di Mosul. Le stesse fonti precisano che le 46 vittime appartengono a 13 diverse famiglie di Qayyara e Shura, due località a sud della capitale dell’Isis. Le fonti affermano che tra le vittime figurano anche mogli e figli di jihadisti dell’Isis.