Nel solco di una consolidata tradizione anche nell’immensità degli oceani capita che fra tedeschi e italiani insorgano controversie che lasciano sul terreno, anzi tra le onde, recriminazioni e rancori. La storia la racconta a ilfattoquotidiano.it un ufficiale medico italiano, imbarcato come direttore sanitario, nel 2011 e 2012 sulla Aida Vita, sulla Aida Bella e due volte sulla Aida Sol, navi della omonima compagnia di navigazione tedesca, che fa capo alla Costa Crociere, inserita nella galassia della americana Carnival, colosso crocieristico mondiale. Ecco il racconto del dottore, che vuole mantenere l’anonimato: “La commissaria di bordo mi spiegò che non avrei dovuto indossare la divisa e mi diede una targhetta con la scritta Shiffsartz (medico di bordo) da appuntarmi sul bavero della giacca borghese. E mi disse che potevo fare la vita da passeggero“. Giocoforza il medico dovette assoggettarsi alla disciplina imposta dai “padroni” della nave. “Incontrai i colleghi medici, tutti tedeschi, che furono quasi sempre gentili. Ma dovetti limitarmi a restare nella sala d’attesa dell’ospedale di bordo, senza poter partecipare mai agli interventi sanitari che si resero necessari. Feci quindi vita da passeggero solitario, prendendo il sole in coperta, leggendo e guardando la tv in inglese (non parlo tedesco). Eppure la legge specifica che non sono ammessi sui piroscafi nazionali medici di bordo di nazionalità estera. E le navi Aida battono tutte bandiera italiana“. Lapidaria la replica di Costa Crociere: “A bordo delle navi Aida non c’è alcuna forma di discriminazione“. Quanto alla nazionalità, la compagnia sostiene che “in base alla normativa, la nazionalità italiana del medico di bordo non è un requisito indispensabile”.

Il medico italiano cita un altro episodio: “Un medico non abilitato, il dottor Galluppi (che lavora all’ospedale Galliera, ndr) fece il viaggio inaugurale sulla Costa Diadema, nonostante la tradizione voglia che il primo viaggio tocchi al medico che aveva allestito l’ospedale di bordo e i presidi sanitari (che si chiama Luppoli, ndr), il quale venne lasciato inspiegabilmente a terra”. E ancora. “Il dottor Aristide Salvatici, iscritto alla lista supplenti, in organico alla Costa Crociere e dunque pagato anche durante i periodi in cui resta a terra, è stato imbarcato nonostante la presenza di medici italiani abilitati su una nave destinata a navigare oltre gli stretti (limitazione indicata dalla legge per i supplenti)”. Costa Crociere replica anche in questo caso in poche parole: “I medici di bordo imbarcati su Costa Diadema per il viaggio inaugurale erano pienamente abilitati secondo le normative. Quanto al dottor Salvatici, anch’egli è medico di bordo abilitato”.

Un altro ufficiale medico, Emilio Silvio Cavalli, denuncia un altro episodio a suo dire irregolare avvenuto sulla Aida Mar. A bordo – spiega – è imbarcato come direttore sanitario Tomas Braun, tedesco, iscritto all’Ordine dei medici di Genova e nell’elenco dei “medici supplenti” dell’Associazione dei medici di bordo. Secondo Cavalli, Braun viola le disposizioni che regolano gli imbarchi che indicano che “le autorità degli Stati possono riservare unicamente ai propri cittadini l’accesso agli impieghi concernenti l’esercizio di un’autorità pubblica”, come è appunto il direttore sanitario “in navigazione”, pubblico ufficiale che rappresenta il ministero della Salute. “Soltanto in mancanza di medici italiani iscritti alla lista dei medici di bordo – dice Cavalli – è consentito ricorrere a medici iscritti nella lista dei supplenti (privi di abilitazione, ottenuta attraverso un pubblico concorso) e comunque purché abbiamo la cittadinanza italiana”. La Costa crociere risponde che “i medici di bordo sono abilitati ed il loro salario definito sulla base di un contratto nazionale. L’affermazione che le navi Costa utilizzerebbero personale medico non autorizzato non corrisponde alla realtà. Tutti i medici di bordo imbarcati sono pienamente in regola con i requisiti richiesti e iscritti al registro medici di bordo del Ministero della Salute italiano”.

Cavalli è dimissionario dall’Associazione dei medici di bordo, per protesta – spiega – contro l’inerzia del presidente, Paolo Cremonesi, al quale ha segnalato il caso del dottor Braun dal marzo 2014. Interpellato da ilfattoquotidiano.it, Cremonesi, primario del Pronto soccorso dell’ospedale genovese Galliera, nega di aver ricevuto la email di Cavalli e puntualizza: “Chi esercita la professione di medico di bordo deve possedere due requisiti. Essere iscritto all’ordine dei medici e nel registro dei medici di bordo. Il ricorso a medici supplenti avviene perché i medici abilitati non sono in numero sufficiente, tant’è vero che il ministero della Salute ha indetto un bando di concorso per chi vuole ottenere l’abilitazione”. Nel caso specifico dunque “Braun è iscritto al registro medici di bordo del ministero della Salute italiano. Il suo imbarco era completamente in linea con i regolamenti vigenti in materia. La nazionalità italiana non è un requisito. I medici di bordo sono abilitati ed il loro salario definito sulla base di un contratto nazionale”. Loredana Vellucci, dirigente del settore marittimo del ministero della Salute, conforta questa interpretazione: “Non ci sono distinzioni fra medici di bordo iscritti negli elenchi per ciò che concerne la cittadinanza, se il medico è in possesso di attestato di iscrizione al registro dei medici di bordo”.