“Abbiamo sentore che possano esserci persone che girano in mare creando situazioni di pericolo altissimo”. La morale di questa storia la sintetizza così Davide Ercolani, il sostituto procuratore che assieme ai Carabinieri di Rimini ha messo fine a un presunto giro di patenti nautiche in cambio di tangenti dai 500 agli oltre 10mila euro. Nell’inchiesta della Procura, denominata Piovra, sono infatti finiti in carcere su ordine del giudice per le indagini preliminari Sonia Pasini, due sottufficiali all’epoca dei fatti in servizio alla Capitaneria di porto di Rimini e di Pesaro. Per il maresciallo Claudio Stasi e il luogotenente Vincenzo Loiacono (da 8 mesi in pensione) l’accusa è quella di concorso in falsità materiali e ideologiche commessa da pubblico ufficiale e corruzione. Indagato a piede libero anche un terzo militare in servizio a Cervia. “Sapevamo di questa indagine, ma che cosa sia cambiato a questo punto noi non lo sappiamo”, spiega a ilfattoquotidiano.it Giovanni Orciani, avvocato di Loiacono, che già venerdì 20 febbraio, come il collega, dovrebbe essere sentito per l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rimini dove è recluso. “Finora le indagini erano coperte da segreto e non sapevamo nemmeno di che cosa si trattasse”. Stasi, che risponde anche dell’accusa di rivelazione di atti coperti da segreto, è invece difeso dall’avvocato Luca Ventaloro: “Il mio assistito è provato per l’arresto, ma è pronto a chiarire ogni aspetto. Le accuse gli sembrano una assurdità. Venerdì chiederemo la liberazione o come minimo gli arresti domiciliari”, ha detto Ventaloro. Oltre ai due arrestati e a un terzo sottuficiale, nell’indagine sono 9 gli indagati, tutte persone che avrebbero ottenuto, pagando, la loro patente. Secondo la procura il presunto sistema andava avanti dal 2006, anche se, ha spiegato il pm Ercolani, ci sarebbe un caso anche nel 2000, anche se oramai prescritto.

Secondo l’accusa, chi voleva una patente nautica valida per condurre una barca oltre le dodici miglia dalla costa, poteva rivolgersi alle “persone giuste”. In poco tempo, approfittando delle loro funzioni svolte all’interno della Capitaneria di Rimini e di Pesaro, queste persone avrebbero consegnato i documenti ai candidati, senza che questi dovessero affrontare alcun esame. Un sistema collaudato, secondo gli inquirenti, che sarebbe andato avanti almeno dal 2006 e che secondo gli uomini dell’Arma avrebbe portato nelle tasche dei due arrestati diverse decine di migliaia di euro. Tutta l’indagine ha inizio quando il presidente della Cooperativa pescatori di Cattolica va a fare denuncia ai Carabinieri. Doveva cambiare il suo titolo di guida professionale in patente nautica da diporto, e così, tramite un amico, si rivolge alla Capitaneria di porto di Rimini. Lì il maresciallo Stasi lo avrebbe inizialmente tranquillizzato, spiegandogli che la pratica sarebbe stata portata avanti velocemente. Poi lo stesso sottufficiale avrebbe cambiato idea, sollevando alcune perplessità legate a presunte irregolarità. Insomma tutto si sarebbe potuto ‘semplificare’ col pagamento di 400 euro. Il pescatore però non paga e va a raccontare tutto dai Carabinieri che iniziano a indagare. È il 2012.

Sentendo un po’ di persone del settore, gli investigatori scoprono che c’è una agenzia della zona che si occupa del rilascio dei titoli di guida nautica. In questa agenzia nelle commissioni d’esame c’è spesso Stasi. Inoltre sempre in quella agenzia il “terzo” indagato, quello in servizio a Cervia, fa lezioni agli aspiranti marinai. Insomma secondo l’accusa, con il pagamento di quote fino ai 2-3 mila euro, in quella agenzia si possono avere le risposte ai quiz degli esami per la patente, mentre la prova pratica, certificata dallo stesso maresciallo Stasi, non verrebbe neppure svolta.

I Carabinieri vanno avanti a spulciare pratiche di esame, aiutati in questo anche dalla Capitaneria di porto di Rimini. E allora che si imbattono su un candidato che era riuscito a prendere la patente nonostante i suoi test d’esame avessero più errori di quelli consentiti. Scoprono anche che il ‘candidato’ aveva più volte tentato di ottenere la patente. Ma invano. Così si era rivolto a un maresciallo in servizio alla Capitaneria di Pesaro, Loiacono, che qualcuno gli aveva indicato come l’uomo giusto per queste cose. Con lui aveva avuto due appuntamenti e durante il secondo, in un parcheggio di Pesaro, aveva avuto la patente, non prima di aver pagato 13mila euro. La patente, anche in questo caso, era stata rilasciata dall’ufficio di Rimini e in commissione, è la ricostruzione dei Carabinieri, c’era sempre il maresciallo Stasi.

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