Neanche il tempo di smaltire la sbornia per il successo strappato da Matteo Renzi nel match del Quirinale, che il prossimo incontro bussa già alle porte. Il ring della Camera, dove martedì riprenderà l’esame della riforma costituzionale, è già pronto. Se sulla carta i numeri della maggioranza sembrano scontati, per il governo c’è almeno un motivo, anzi due, per non stare del tutto sereno. Ci sarà, del resto, da maneggiare con cautela i due emendamenti presentati dall’ala bersaniana del Pd. Il primo porta la firma di Andrea Giorgis, il secondo quella di Alfredo D’Attorre. Entrambi puntano a modificare la disciplina del giudizio preventivo di legittimità costituzionale in tema di legge elettorale partorita dal Senato. Se uno dei due emendamenti venisse approvato, anche sull’Italicum potrebbe essere richiesto il vaglio della Consulta. Emendamenti sui quali, per altro, Movimento 5 Stelle, Sinistra ecologia e libertà e i fittiani di Forza Italia hanno già annunciato la propria convergenza.

ITALICUM SUB IUDICE Il testo licenziato da Palazzo Madama consente il giudizio preventivo di legittimità solo se a chiederlo è almeno un terzo dei componenti di ciascuna delle due Camere, limitandolo alle leggi elettorali future, quelle cioè successive all’entrata in vigore della riforma costituzionale, ed escludendolo quindi sull’Italicum che sarà invece, presumibilmente, approvato prima. Un quadro che verrebbe stravolto radicalmente dagli emendamenti della minoranza Pd. Il primo (Giorgis) abbassa ad un decimo il numero dei componenti di ciascuna Camera che può richiederlo, il secondo (D’Attorre) lo rende addirittura automatico. Non solo: entrambi consentono di investire la Corte costituzionale del giudizio preventivo di legittimità anche se la legge elettorale è stata già approvata e promulgata ma non è stata ancora applicata. Esattamente il caso dell’Italicum. “La ratio di questi emendamenti è semplice – spiega Andrea Giorgis a ilfattoquotidiano.it – deve essere data la possibilità a chi non partecipa all’accordo da cui nasce la legge elettorale di proporre il ricorso preventivo di legittimità nell’interesse dei cittadini che rappresentano. E il dieci per cento, come soglia minima di richiedenti, mi pare un numero congruo e ragionevole”.

RISCHIO PORCELLUM BIS  – Una modifica, secondo il deputato del Pd e ordinario di diritto costituzionale all’Università di Torino, necessaria anche per un altro motivo. “Perché anziché approvare prima le riforme e poi la legge elettorale, come sarebbe stato logico, il governo – aggiunge Giorgis – ha preferito procedere parallelamente”. Poi c’è il secondo emendamento che persegue lo stesso obiettivo. “Ne abbiamo presentati due per lasciare la possibilità di scegliere tra soglia minima del dieci per cento e controllo automatico, ma di fatto la ratio è la stessa – chiarisce Alfredo D’Attorre – tra l’altro gli emendamenti, rendendo effettivo e più rigoroso un principio già introdotto al Senato che lo ha recepito in un ddl che Giorgis (primo firmatario) ed io avevamo presentato insieme, puntano ad evitare di trovarci di fronte al rischio di un Porcellum bis”. Quello cioè di una legge elettorale che dopo aver prodotto i suoi effetti viene poi dichiarata incostituzionale, come avvenuto proprio con il Porcellum. I due esponenti dell’ala bersaniana sembrano decisi ad andare fino in fondo. “Su questi emendamenti la minoranza del Pd (che conta almeno una novantina di deputati) è unita e decisa a portarli avanti – assicura D’Attorre – e francamente non vedo come il governo possa opporsi a proposte di modifica di questo tipo”. Posizione condivisa anche da Giorgis. “Si tratta di un principio mai contestato nel merito e sul quale, anzi, il governo si è detto sempre favorevole – sottolinea il costituzionalista –. Per questo non prendo neppure in considerazione l’ipotesi che una parte del Pd non lo condivida: questo emendamento deve diventare l’emendamento di tutto il Partito democratico”.

CONVERGENZE INCROCIATE – In attesa di capire quale sarà la linea del governo, quel che è certo è che sulle proposte dei due bersaniani piovono adesione e dichiarazioni di sostegno. “Li sosterremo come abbiamo fatto con altri emendamenti – fanno sapere a reti unificate dal Movimento 5 Stelle Emanuele Cozzolino e Riccardo Fraccaro – sempre che, come già accaduto in altre occasioni, non li ritirino: a parte qualche coraggioso della minoranza dem che vota in dissenso dal partito i più non votano o escono dall’Aula”. Ma in questo caso, avvertono i deputati pentastellati (che a Montecitorio contano 91 parlamentari), “come abbiamo già fatto per l’emendamento Rubinato sulla maggiore autonomia per le regioni, lo sottoscriveremmo noi”. Anche Sinistra ecologia e libertà (26 deputati) esprimerà voto favorevole. “Certamente sì – anticipa la posizione del partito Stefano Quaranta – riteniamo d’altra parte che l’Italicum presenti diversi profili di incostituzionalità che si cumulano all’insieme di contraddizioni e pasticci delle riforme costituzionali. Un esempio? Si istituisce il Senato delle autonomie e poi si tolgono poteri alle Regioni attribuendo allo Stato la competenza su tutte le materie concorrenti previste dall’attuale dettato della Costituzione”. Poi ci sono i battitori liberi di Forza Italia che fanno capo all’ex governare della Puglia, Raffaele Fitto (18 deputati). “Assolutamente favorevoli, tanto prima o poi la Corte Costituzionale sarà comunque chiamata a pronunciarsi sull’Italicum – assicura a ilfattoquotidiano.it il dissidente azzurro Maurizio Bianconi – ovviamente parlo per me e per i fittiani perché di quello che fanno i ‘Nazareni’ un giorno sì e un giorno no proprio non ho idea”. Insomma, la partita è aperta, e il risultato incerto. Di sicuro c’è che un’eventuale bocciatura ‘preventiva’ della nuova legge elettorale innescherebbe un effetto domino anche sulle riforme. E per il governo sarebbero guai seri.

Twitter: @Antonio_Pitoni