Raggiunto un accordo nella maggioranza sul testo contenente le norme di contrasto alla corruzione all’esame del Senato. Almeno secondo l’annuncio del ministro della Giustizia, Andrea Orlando e del suo vice Enrico Costa (Ncd) al termine di un vertice al ministero. Nelle scorse ore aveva suscitato polemiche il fatto che tutti i partiti avessero applaudito il passaggio del discorso d’insediamento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che affrontava i temi della legalità, della mafia e della corruzione, ma poi avessero bocciato la discussione urgente del provvedimento (hanno votato sì solo M5s, Sel e Lega). E tuttora il governo e la maggioranza non hanno spiegato quando il testo, attualmente in Commissione giustizia, potrà finalmente arrivare in Aula.

Sulle norme anticorruzione, spiega tuttavia Orlando, “la corsia preferenziale c’è già e permetterà di arrivare presto alla meta e un’approvazione definitiva del testo”. Il ministro aggiunge che “i Cinque Stelle valuteranno: le loro critiche non sempre sono fatte con la necessaria obiettività. Mi auguro in ogni caso l’appoggio più ampio possibile in Parlamento” al ddl anticorruzione. “Noi abbiamo trovato un accordo – ha aggiunto – ora mi auguro il concorso delle altre forze politiche, penso a Sel e anche a Forza Italia che non credo sia necessariamente tagliata fuori da un confronto su questi temi”. I 5 Stelle hanno risposto in serata: “Dopo essere stati incalzati da noi e avere incassato una figuraccia, la maggioranza corre ai ripari con una riunione ad hoc, in cui ha deciso quali norme sull’anticorruzione sottoporre finalmente al Parlamento. Adesso aspettiamo il ministro Orlando alla prova dei fatti. Noi siamo pronti a votare norme sulla corruzione e sul falso in bilancio, valide ed efficaci, sin dal marzo del 2013″.

Nel merito, comunque, si profila una “estensione dell’area di punibilità del falso in bilancio” ha annunciato Orlando, spiegando i contenuti dell’intesa sui provvedimenti anticorruzione discussi nel vertice di maggioranza. E’ uno dei punti più controversi del provvedimento. Nel ddl anticorruzione, originariamente depositato da Piero Grasso all’inizio della legislatura, sono infatti state eliminate le soglie di non punibilità previste dalla normativa attualmente in vigore (derivate dalla famosa legge ad personam berlusconiana del 2003), ma un emendamento depositato in Commissione dal governo le ha reintrodotte tali e quali, accendendo lo scontro dopo la denuncia dei 5 Stelle. Nell’incontro si è deciso di “contenere l’area di non punibilità, mantenendo il principio di tener conto della dimensione delle imprese e della rilevanza del fatto”, ha detto Orlando. “Oltre all’estensione della punibilità sul falso in bilancio – ha aggiunto il Guardasigilli – abbiamo valutato di eliminare la procedibilità a querela: il reato sarà sempre perseguibile d’ufficio”.

I punti dell’intesa all’esame del Senato prevedono innanzitutto un’estensione del regime delle sanzioni penali previsti per il pubblico ufficiale all’incaricato di pubblico servizio. Ci sarà poi un’armonizzazione delle sanzioni per i casi di corruzione propria, induzione e messa a libro paga, “quindi con riflessi anche sulle pene accessorie”, ha detto Orlando. Previsto poi uno sconto di pena per chi collabora. Viene estesa l’area di punibilità per il falso in bilancio, fermo restando il principio che tiene conto della dimensione dell’impresa e della rilevanza del fatto; e il falso in bilancio sarà sempre perseguibile d’ufficio, mentre in una prima impostazione del testo si prevedeva la sola procedibilità a querela per le società non quotate. Quanto alla prescrizione “sarà approntata integralmente dalla commissione Giustizia della Camera insieme alle misure sul processo”, ha spiegato il ministro, sottolineando però la necessità che norma anticorruzione e provvedimento sulla prescrizione procedano parallelamente. Il termine per presentare gli emendamenti al testo sulla prescrizione scade il 12 febbraio.