Un applauso non scontato al nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella arriva dal Movimento 5 Stelle. Nel discorso d’insediamento di oggi c’è stato un passaggio “importante”, si legge in una mail interna dei deputati M5S, quello in cui Mattarella ha accennato alla la voglia di cambiare dei “giovani parlamentari“. “A questi parlamentari”, si legge nella mail, “il presidente chiede un contributo positivo. Noi siamo pronti a darlo .È ora di voltare pagina, dopo due anni in cui non siamo stati tutelati”. Una svolta rispetto all’era Napolitano, sottolineano i deputati M5S. Certo i toni del post di Beppe Grillo pubblicato dopo il discorso del Capo dello Stato sono meno concilianti (“Gli applausi dei morti viventi”, scrive fra l’altro Grillo), ma l’attacco è mirato ai parlamentari plaudenti. Al neopresidente, dopo la lettera di auguri anch’essa pubblicata sul blog, Grillo dice: “Vale più che mai il consiglio del fratello di Mattarella: ‘Sergio, guardati dai politici’. Più applaudono, più devi preoccuparti”, conclude.

Il discorso del neopresidente a Montecitorio è stato interrotto da 46 applausi in mezz’ora, con standing ovation finale di quattro minuti. Si vedrà nei prossimi mesi se il Parlamento sarà altrettanto sollecito a dar seguito alle priorità elencate dal capo dello Stato, dal dramma della crisi economica alla lotta alla mafia e alla corruzione. Del resto, anche Giorgio Napolitano fu molto appaludito, al suo secondo insediamento, mentre rinfacciava ai partiti di aver laciato cadere nel nulla molti suoi “moniti”, dalla legge elettorale alle riforme. Tanto che gli stessi 5 Stelle hanno provato a saggiare il terreno chiedendo in Senato, proprio alla luce dell’intervento di Mattarella, la calendarizzazione del ddl anticorruzione giacente da mesi: “Gli stessi partiti che oggi si sono spellati le mani per applaudire il nuovo Capo dello Stato, hanno subito disatteso il suo appello, votando no alla nostra richiesta”, riferisce il capigruppo M5S in Senato Andrea Cioffi.

Comunque vada, l’apertura dei 5 Stelle non appare scontata. “Abbiamo due anni di arretrati da discutere al Colle più alto di Roma”, continua la mail interna ai parlamentari grillini, una sorta di analisi del discorso del Presidente, “per questo abbiamo chiesto un incontro in cui portare i nostri temi”. A colpire nel segno sono stati soprattutto i riferimenti “alle ferite al tessuto sociale generate dalla crisi, con aumento di ingiustizia, povertà, emarginazione e solitudine” si legge. Poi un riferimento al passaggio sulla necessità di un’inversione del ciclo economico per uscire dalla crisi. “Pensiero a cui noi accostiamo due semplici parole: reddito di cittadinanza“.

I 5 Stelle apprezzano naturalmente anche il riferimento forte ai temi della legalità, della lotta alla mafia e alla corruzione “come priorità assolute”. Tutti “temi su cui ci battiamo, praticamente, in solitaria da quanto siamo entrati nelle istituzioni. Noi ci siamo”.

Mattarella ha anche “colto uno dei problemi che maggiormente abbiamo sollevato in questi due anni, rimanendo inascoltati. Così anche l’abuso di decretazione entra nel discorso del Presidente che chiede un bilanciamento fra esigenze di Governo e rispetto del Parlamento, promettendo di essere imparziale. Poi, la promozione della cultura, la ricerca dell’eccellenza, fino alle nuove tecnologie e il superamento del ‘divario digitale. Un richiamo alla lotta ai furbetti del fisco (ricordiamolo quando saranno presentati i decreti delegati) e all’autonomia e al pluralismo dell’informazione”.

Plauso, o almeno credito, quasi unanime insomma. Tanto che per trovare una voce critica all’investitura bisogna arrivare fino a Matteo Salvini. Il segretario della Lega nord ha disertato la cerimonia al Quirinale. Le occasioni per incontrare Sergio Mattarella, spiega Salvini, non mancheranno, anche se “il percorso politico di uno cresciuto a pane e Andreotti, De Mita e D’Alema” non è quello che “del mio rappresentante ideale”. Una ragione in più per evitare ogni commento al primo discorso del presidente della Repubblica: “Lo aspetto alla prova dei fatti”.

Quanto a Forza Italia, oltre alla raffica di dichiarazioni relativamente concilianti di Silvio Berlusconi “sdoganato” dal Quirinale in vista dell’imminente fine pena, Il Mattinale evoca l’agognata “pacificazione”. “Il presidente della pacificazione non ha avuto bisogno di pronunciare questa parola per definire il suo settennato”, scrive il foglio parlamentare azzurro. “Sarebbe stato troppo pretendere. Si è posto come ‘arbitro’ e come ‘garante’. Se ha deciso di rivolgere un richiamo alla correttezza è stato al governo. Dimostrando di capire benissimo dove stia oggi la prepotenza, gli ha richiamato il dovere di rispettare il Parlamento, di non derogare più dalle procedure di un normale ed equilibrato processo legislativo”.