Calcio, lotta di classe, politica, tifo, violenza e religione. Questo è l’Old Firm, il leggendario derby di Glasgow tra Rangers e Celtic che oggi, nella semifinale di Coppa di Lega scozzese, proporrà la sua rappresentazione numero 400. E’ dall’aprile 2012, 3-0 per i Celtic che andavano a vincere il loro titolo numero 43, ventuno punti davanti ai Rangers già penalizzati di dieci, che manca questa partita. Quell’estate, infatti, i Gers sarebbero stati dichiarati falliti per irregolarità finanziarie e costretti a ripartire l’anno dopo dalla quarta serie. Ora sono secondi nella Serie B scozzese, vicini alla promozione, mentre i Bhoys ne hanno approfittato per vincere altri due campionati e anche quest’anno si ripeteranno. Perché in Scozia su 118 titoli disponibili i Rangers ne hanno vinti 54 e i Celtic 45, agli altri le briciole. Ma questa non è una semplice partita di calcio, non lo è mai stata e mai lo sarà.

“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”, scrisse Pasolini. E l’Old Firm ne è la sua sublimazione, fin dalle origini nel lontano diciannovesimo secolo. I Gers squadra della borghesia scozzese: ricca, protestante e unionista (favorevole a rimanere nel Regno Unito). I Bhoys figli degli immigrati irlandesi sfruttati nell’industria marittima: socialisti, cattolici e repubblicani. Per un secolo religione e politica in Scozia si sono identificate nelle bandiere biancoblu dei Rangers o in quelle biancoverdi dei Celtic, negli stadi come nelle strade di Glasgow, e oltre il mare fino a Belfast e Derry. In Scozia come in Irlanda del Nord la terra e la guerra sono state anche una questione di pallone. Oggi che i processi di pace avanzano, i matrimoni interreligiosi (impensabili fino a pochi decenni fa) aumentano e l’elettorato oscilla, anche le radici storiche dello scontro si sono affievolite. Ma il conflitto no.

Nonostante la diretta televisiva, il Celtic Park di Glasgow sono attesi almeno 50mila spettatori provenienti da tutto il Regno Unito e dall’Irlanda per questo derby dopo tre anni di assenza. Le misure di sicurezza sono altissime, la città blindata. La polizia ha già fatto visita a entrambe le società chiedendo ai giocatori di non esagerare nelle esultanze – pena l’arresto “per incitazione alla violenza” – e ha poi avvisato entrambe le tifoserie che nessuno striscione o bandiera che richiami all’identità religiosa o politica delle due squadre sarà permesso. Questo poi è il primo derby che si gioca dall’introduzione nel 2012 dell’Offensive Behaviour at Football and Threatening Communications Act, che tra le altre cose proibisce alle tifoserie di cantare gli storici cori identitari dei club: Billy Boys e The Famine Song per i Rangers, Ira e Ibrox Disaster Song per i Celtic. Chi sgarra rischia fino a cinque anni di prigione.

Perché se l’Old Firm in campo ha deciso coppe e campionati attraverso epiche battaglie, fuori ha disegnato l’equilibrio sociale cittadino attraverso violenti scontri. Rimanendo agli anni recenti, dopo la finale di Scottish Cup del 1980 un’invasione di campo di entrambe le tifoserie porta a una battaglia sul terreno di gioco di Hampden Park conclusa con violente cariche e oltre 200 arresti. Allora si disse che il problema era la situazione politica in Irlanda del Nord, e la risposta fu il divieto di vendita di alcool negli stadi. Nel 1996 ci fu un morto, nel 1999 nella partita vinta sul campo del Celtic che consegnò il titolo ai Rangers arbitri e giocatori colpiti da seggiolini e aste di bandiera lanciati in campo. E se gli arresti furono ‘solo’ 113 gli scontri tra le due tifoserie si diffusero a macchia d’olio in tutta la città. Nel 2011 furono i due tecnici Ally McCoist e Neil Lennon a litigare al fischio finale, mentre l’anno dopo ci furono disordini tra le tifoserie durante la finale del campionato giovanile. Se il calcio, come la guerra, fin dalle sue origini si è configurato come prosecuzione della politica con altri mezzi, l’Old Firm ne è perfetta rappresentazione.

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