Venerdì 28 novembre 2014 il parlamento di Helsinki ha approvato, con 105 voti favorevoli e 92 contrari, la legge su matrimoni e adozioni gay che entrerà in vigore da marzo 2017. Una proposta di iniziativa popolare nata in rete che ha permesso alla Finlandia di diventare il dodicesimo paese in Europa e il ventesimo nel mondo dove le coppie dello stesso sesso possono sposarsi. Nel nostro Paese, invece, le leggi di iniziativa popolare vengono perennemente ignorate dal Parlamento malgrado siano previste dall’articolo 71 della Costituzione. Dal 1979 ad oggi, ha calcolato l’associazione Openpolis, soltanto 3 delle 260 presentate alle Camere sono diventate legge. Appena l’1,15%. E tutte accorpate in testi unici con proposte di iniziativa parlamentare o governativa. “È una cosa gravissima“, afferma la giurista e costituzionalista Lorenza Carlassare: “Il popolo è sovrano e il fatto che le iniziative legislative non vengano prese in considerazione è inaccettabile”.

IN NOME DELLA LEGGE – In generale, 137 dei 260 disegni di legge (il 53%) sono rimasti chiusi nei cassetti delle Camere. Situazione frutto di una dinamica parlamentare lentamente scivolata verso un presidenzialismo di fatto: basti pensare che nella legislatura in corso solo lo 0,36% delle oltre 4 mila proposte presentate da deputati e senatori sono diventate legge. Al resto ha pensato il governo a colpi di fiducia. E’ il famoso “votificio” di cui per ultimo si è lamentato l’altro giorno Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia Libertà (Sel), un sistema distorto e nel quale le poche leggi che passano sono quelle dell’esecutivo. In un contesto simile le leggi di iniziativa popolare non fanno eccezione: da marzo 2013 ad oggi, infatti, sono state depositate 32 proposte ma nessuna è arrivata al traguardo. Gli unici due ddl che stanno procedendo nell’iter lo devono al loro accorpamento con proposte di altra natura. Per questo il Movimento 5 stelle (M5s), con una lettera inviata il 20 novembre 2014 dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio alla presidente Laura Boldrini (vedere l’immagine in basso), ha chiesto una maggiore attenzione per le leggi di iniziativa popolare. “Dall’inizio della legislatura, in qualità di componente della conferenza dei capigruppo, sto provando a chiedere alla Boldrini e ai gruppi parlamentari di mettere in discussione uno di questi ddl ogni tre mesi. Finora, nonostante le lettere ufficiali, non ho ricevuto risposta”, spiega il vicepresidente Di Maio. “Prossimamente, comunque, il Movimento comincerà a calendarizzare le proposte di legge dei cittadini in modo che vengano finalmente prese in considerazione”, conclude Di Maio. Ma di quali argomenti trattano le leggi messe a punto dai cittadini?

GIOCHI D’AZZARDO – Fra le proposte inviate al Parlamento ci sono quella di estendere, senza limiti di età, il diritto all’incremento delle pensioni degli invalidi civili e di tutelare i lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata. Ma anche di abolire i giochi d’azzardo con fine di lucro. Un’altra proposta riguarda i limiti massimi degli emolumenti dovuti ai top manager di società di capitali a titolo di retribuzione e di bonus e intende cancellare i bonus all’uscita e tutte le altre forme di indennità comunque denominate, le retribuzioni anticipate, i premi per acquisizioni o per vendite, nonché i contratti di consulenza da parte di società appartenenti allo stesso gruppo per il quale si esercita la funzione”. In un unico articolo, invece, la proposta di legge di iniziativa popolare presentata il 29 marzo 2012 prevede che “i parlamentari eletti al Senato della Repubblica e alla Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio dei ministri, i consiglieri e gli assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle regioni, i presidenti delle province, i sindaci, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica e soggetti equiparati non possono percepire, a titolo di stipendi, emolumenti, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’Unione europea, somme superiori alla media europea degli stipendi, emolumenti e indennità percepiti negli altri Paesi membri dell’Unione per incarichi equivalenti».

CI METTO UNA FIRMA – Un’altra proposta chiusa a chiave nei cassetti di Montecitorio e Palazzo Madama è quella dell’Associazione Luca Coscioni sulla liceità dell’eutanasia. Presentata il 13 settembre 2013, non è mai stata nemmeno calendarizzata nelle commissioni competenti malgrado i richiami dell’ormai ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ecco perché, di recente, l’associazione ha pubblicato un video-appello nel quale 70 volti noti della cultura, del giornalismo e dello spettacolo, ma anche malati, medici e infermieri chiedono a deputati e senatori di iniziare a discuterne. Stando a quanto rilevato da Eurispes nel “Rapporto Italia 2014” gli italiani favorevoli alla ‘dolce morte’ sono il 58,9%, più 8,8% rispetto al 2012. Ma in Parlamento, forse, la notizia non è ancora arrivata. Come se non bastasse, a rendere ancora più ripido il cammino delle leggi di iniziativa popolare ci si è messa la riforma costituzionale proposta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dalla ministra Maria Elena Boschi, che ha portato il numero delle firme necessarie per la loro presentazione dalle attuali 50 mila a 150 mila. In origine un emendamento firmato dai relatori Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto Calderoli (Lega Nord) prevedeva l’innalzamento a 250 mila firme, poi, dopo le proteste di Fratelli d’Italia e M5s è stato fatto un parziale dietrofront.

UFFA, IL POPOLO – Quello di aumentare il numero di firme per la presentazione di leggi di iniziativa popolare d’altra parte non è esclusiva dell’ex sindaco di Firenze e del ministro per le Riforme. Già all’inizio degli anni ’80, infatti, la commissione guidata dal liberale Aldo Bozzi propose di elevarne il numero portandole a 100 mila. Non se ne fece nulla. Anche nella relazione finale dei “saggi” nominati dall’ex capo dello Stato a marzo 2013 si sottolineava la necessità di aumentare il numero di sottoscrizioni richieste per la presentazione dei ddl di iniziativa popolare tenendo conto dell’aumento della popolazione rispetto al 1948. Nella stessa sede, il gruppo di lavoro suggerì di fissare l’esame effettivo in aula entro tre mesi dal deposito della proposta. “L’iniziativa legislativa popolare realizza ed esprime la volontà dei cittadini di intervenire direttamente per l’esercizio di una funzione di governo”, spiega Neliana Rodean, assegnista di ricerca in diritto costituzionale all’Università di Verona e autrice del libro Iniziativa (legislativa) popolare, ma “nell’assetto costituzionale italiano i parlamentari non hanno l’obbligo di ascoltare la voce del popolo”. Ecco perché, aggiunge la Rodean, “questo strumento si esaurisce nella mera proposta di un progetto redatto in articoli senza tecniche decisionali finalizzate a riservare al popolo l’ultima parola”. Con buona pace della nostra Costituzione.

Twitter: @GiorgioVelardi

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