Una parte di magnesio e silicio, due parti di ferro e ossigeno, un pizzico di alluminio, nickel, calcio e appena una puntina di zolfo. Per finire, una bella spruzzata d’acqua. Ecco la ricetta per ottenere una “Terra”, o un pianeta ad essa simile, secondo una ricerca presentata al meeting della American Astronomical Society dallo Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge in Massachussets, inoltrata per la pubblicazione su Astrophysical Journal (ApJ).

Guardando attraverso i 3,6 metri di diametro del Telescopio Nazionale Galileo nelle Canarie gli scienziati hanno messo a confronto tutti e dieci i pianeti fino ad oggi conosciuti con diametro pari a meno di 2,7 volte quello della Terra. Così, hanno scoperto che i quattro di dimensioni più simili al nostro (meno di 1,6 volte il diametro terrestre) mostrano tutti una stretta correlazione tra massa e diametro, una composizione rocciosa ricca di ferro, ma anche una densità non troppo grande, sintomo della presenza sulla superficie di acqua o di gas come idrogeno ed elio.

Una parte di magnesio e silicio, due parti di ferro e ossigeno, un pizzico di alluminio, nickel, calcio e appena una puntina di zolfo. Per finire acqua

“Per trovare un pianeta veramente simile alla Terra bisogna focalizzare l’attenzione su quelli che hanno una dimensione pari a meno di 1,6 volte quella del nostro pianeta”, ha spiegato Courtney Dressing, autrice dello studio. “Dopo aver mescolato bene gli ingredienti – ha scherzato – e aver formato una bella palla, basta scaldarla fino a che non si infuoca, farla raffreddare fino a che smette di brillare e poi aspettare qualche milione di anni per vedere cosa succede. Se si è fortunati si vedrà nascere vita sulla superficie”.

Finora gli scienziati non erano affatto certi che in tutti gli altri sistemi planetari la formula per ottenere un piccolo pianeta roccioso, come il nostro, fosse la stessa fuori dal Sistema Solare. In realtà poi, per poter accogliere la vita, questi pianeti devono anche trovarsi nella cosiddetta zona abitabile del sistema planetario, a distanza dalla stella tale che la luce sulla superficie del pianeta non sia troppa da far evaporare l’acqua né troppo poca da farla ghiacciare. Proprio queste caratteristiche hanno due degli 8 nuovi pianeti trovati da Guillermo Torres, a capo di un altro lavoro dello Smithsonian, presentato a un giorno di distanza dal precedente e sempre inviato alla rivista ApJ: si tratta di Keplero-438b (1,12 volte la Terra) e Keplero-442b (1,33 volte la Terra), i pianeti più simili al nostro mai trovati fino ad oggi.

di Laura Berarrdi

Dal Fatto Quotidiano del 13 gennaio 2014