Più di 1,2 milioni di euro di beni sequestrati agli ex capigruppo della Regione Emilia Romagna dalla Guardia di Finanza di Bologna. Si chiude con un blitz delle Fiamme Gialle l’ultima legislatura guidata dall’ex governatore democratico Vasco Errani. I finanzieri, su delega della Procura regionale della Corte dei Conti, hanno sequestrato in via conservativa beni immobili, crediti di natura retributiva, di indennità e/o pensionistica nei confronti degli otto ex capigruppo di viale Aldo Moro, Pd, Pdl, Movimento 5 Stelle, Idv, Udc, Sel, Federazione della Sinistra e Gruppo Misto. Esclusa solo la Lega Nord, il cui ex presidente del gruppo consiliare, Mauro Manfredini, è scomparso lo scorso ottobre.

Il filone d’indagine è quello relativo alle spese effettuate dai singoli gruppi consiliari dell’Emilia Romagna nel 2012, condotta dalla Corte dei Conti: contributi a carico del bilancio regionale dagli eletti ma utilizzati per spese non ritenute inerenti all’attività istituzionale. Il decreto di sequestro, chiesto dalla Procura contabile, è in favore dell’Assemblea Legislativa della Regione (ritenuta ente danneggiato dalle ‘spese pazze’ dei suoi stessi consiglieri). Il danno patrimoniale ipotizzato, infatti, ammonta a oltre 1,2 milioni di euro, e sui beni sequestrati ai capigruppo in qualità di legali rappresentanti delle singole formazioni politiche elette in viale Aldo Moro lo Stato potrà rivalersi in caso di condanna.

La prima a riscontrare “irregolarità e carenze” nei rendiconti del 2012 dei gruppi consiliari della passata legislatura, in realtà, era stata la Sezione di controllo della Corte dei Conti emiliano romagnola, che aveva contestato ai partiti eletti in Regione di aver speso in maniera non conforme alla legge 1,8 milioni di euro, soldi pubblici. Il provvedimento, però, era stato impugnato da Errani (assieme ai governatori di Veneto e Piemonte) davanti alla Corte Costituzionale, che aveva annullato le delibere attraverso cui si rinviava all’ufficio di presidenza dell’Assemblea Legislativa “a provvedere nei termini di legge” sui rendiconti 2012. E di ricorso si era nuovamente parlato quando le spese effettuate dai consiglieri, sempre nel 2012, erano finite anche nel mirino della Procura della Corte dei Conti (che non fa riferimento alla Sezione di controllo ma a quella giurisdizionale, e quindi non controlla la regolarità dei rendiconti finanziari degli enti, ma sanziona gli amministratori che danneggiano l’erario), che lo scorso luglio ha spedito agli ex capigruppo e a 14 consiglieri della precedente legislatura altrettanti inviti a dedurre. Anche in quell’occasione, la replica dei capigruppo è stata la medesima: “Siamo convinti che si tratti di voci di spesa giustificate, funzionali alla nostra attività”.

Ma non è l’unico problema per l’ex consiglio regionale. A ottobre, infatti, sono arrivati gli avvisi di fine indagine relativi all’altro filone d’inchiesta sulle spese pazze dei gruppi consiliari in carica tra il 2010 e il 2014, quello penale, condotto dalla Procura di Bologna, questa volta relativamente agli scontrini e alle fatture messe a rimborso tra la metà del 2010 e la fine del 2011. In questo caso 41 consiglieri della scorsa legislatura su 50 sono indagati per peculato (e in un caso truffa), nessun partito escluso, per un totale di oltre 2 milioni di euro contestati: 940mila euro al Pd (con 18 indagati su 24 consiglieri totali nel periodo cui si riferisce l’inchiesta); 205mila euro al Pdl (11 indagati su 11); 423 mila euro all’Idv (2 indagati su 3); 151mila euro alla Federazione della sinistra (1 indagato su 2); 77mila euro a Sel (2 indagati su 2); 135 mila euro alla Lega nord (3 indagati su 4); 31mila euro all’Udc (1 indagato su un consigliere); 98mila euro al M5s (2 indagati su 2); 27mila euro al gruppo misto (1 indagato su 1).