Una cessione avvolta nel mistero, una “holding fantasma” con azionisti celati da un patto di riservatezza e un presidente in carica per tre mesi. La nuova era del Parma Calcio comincia con pochi dati certi e molti dubbi: a salvare il club ducale dai debiti è una cordata russo-cipriota rappresentata dall’avvocato Fabio Giordano, che ha seguito le trattative di cessione e che per tre mesi sarà il nuovo presidente. Sui veri acquirenti della squadra che fino a ieri era di Tommaso Ghirardi, però, vige il massimo riserbo. Unica certezza è il nome della società, la Dastraso Holding Limited, una holding che lavora nell’estrazione del petrolio, controllata per il 60 per cento da azionisti ciprioti e per il 40 per cento da russi, di cui però in Rete non sembra esserci alcuna traccia.

Anche i suoi azionisti rimangono nell’ombra, nonostante il neo presidente rassicuri sulla loro identità: “Io rimarrò presidente per tre mesi circa, fino a quando non subentreranno i veri proprietari nel ruolo, che hanno tutto l’interesse a farsi conoscere”. A quel punto, Giordano diventerà vice presidente, mentre amministratore delegato sarà fin da subito un senior del suo studio legale. Direttore generale invece rimarrà Pietro Leonardi, che ha battezzato il passaggio di proprietà nella conferenza stampa di venerdì convocata il 16 dicembre, quando al posto di Giordano nel ruolo di presidente del club era stato annunciato Pietro Doca, imprenditore di origine albanese residente a Lodi. Il diretto interessato però, che qualcuno vedeva come rappresentante del petroliere albanese Rezart Taci con cui da tempo Ghirardi aveva aperto una trattativa, aveva smentito la notizia poche ore dopo.

“Doca ha dato le dimissioni perché è stato spaventato da voi”, ha spiegato Giordano, rivolgendosi ai giornalisti. Nonostante l’uscita di scena di Doca però, il legame con Taci non è da escludere, anche se “solo con me, a livello personale” sottolinea il neopresidente, spiegando di aver seguito come legale per lui alcune operazioni non andate in porto e una società per amministrare trading di prodotti petroliferi in Italia, anche se “non mi sento di dire che è un azionista”. Così come non è ancora da escludere che tra gli azionisti della holding ci sia anche il re del potassio Suleiman Kerimov, 48enne azionista di Gazprom e amico di Vladimir Putin. I nomi dei proprietari però sono ad oggi coperti da un patto di riservatezza con l’avvocato-presidente. Dopo giorni di attese e di smentite, l’accordo tra l’ex presidente Tommaso Ghirardi e la nuova proprietà è stato varato a Milano nel pomeriggio di venerdì, poche ore prima della conferenza, rinviata di qualche ora proprio per permette al presidente di raggiungere lo stadio Tardini a Parma, dove tifosi e stampa lo stavano aspettando. Sono stati proprio i tifosi a puntare il dito sulla poca chiarezza della trattativa. “Vogliamo trasparenza e valori!” hanno gridato alcuni, “la dignità noi la stiamo perdendo non come squadra, ma come società”.

Quello che doveva essere il giorno della salvezza dunque, è stato ben diverso dal momento di festa che si prospettava. Di fronte alle risposte evasive del neopresidente, che non ha snocciolato numeri né cifre sull’operazione, qualcuno è andato via sbattendo la porta, anche se Giordano ci ha tenuto a convocare la tifoseria dopo la conferenza stampa per un confronto più intimo. Il neo dirigente del Parma a parole ha dato rassicurazioni sul futuro del club e sul risanamento della società, gravata da debiti, oltre che da un campionato in salita che vede la squadra ultima in classifica. “La situazione non è rosea, ma il mio obiettivo è risanare la società e rimanere in Serie A – ha spiegato l’avvocato – Conosciamo il debito del Parma, la holding è interessata alla città e alla squadra”.

Dopo sette anni dunque finisce l’era Ghirardi e ne comincia una nuova, anche se non sotto i migliori auspici. L’ex presidente, che era assente alla presentazione della nuova proprietà perché non invitato, come ha dichiarato lui stesso nel pomeriggio, lascia in mani straniere una realtà che non sta di certo vivendo un momento positivo, dopo il sogno sfumato dell’Europa League, le casse vuote e il punto di penalizzazione subito per il ritardo nei pagamenti degli stipendi dei dipendenti. I nuovi acquirenti però, almeno per ora, non sembrano dare le certezze che i tifosi e la città si aspettavano.