Si potrebbe celebrare un secondo processo sul naufragio della Costa Concordia. Sono state infatti dichiarate concluse le indagini per il danno ambientale seguito alla sciagura del 13 gennaio 2012. A essere indagato è ancora l’ex comandante Francesco Schettino e con lui anche questa volta ci sono gli ufficiali in plancia Ciro Ambrosio e Silvia Coronica, il timoniere Jacob Rusli Bin. Ai quattro la procura di Grosseto ha notificato l’avviso di conclusione indagini. L’accusa per tutti è distruzione di bellezze ambientali. La richiesta di rinvio a giudizio arriverà a fine dicembre.

Nel processo principale Ambrosio, Coronica e Rusli Bin avevano chiesto e ottenuto i patteggiamenti, mentre Schettino è l’unico imputato arrivato a giudizio: nelle ultime udienze ha deposto in aula e la Procura ha già anticipato che chiederà almeno 20 anni di reclusione per essere stato il responsabile principale del “naufragio mondiale” dell’isola del Giglio. In questo filone sull’aspetto ambientale l’inchiesta bis della Procura di Grosseto ha preso in esame i danni causati agli scogli, alle rocce, alla fauna e alla flora subacquea, nel tratto di isola dove il relitto della Concordia è rimasto adagiato per due anni e mezzo.

Come ha raccontato l’Ansa, spesso durante le udienze del processo principale è stato il Wwf – che è parte civile – a ricordare il problema ecologico. A bordo della nave, infatti, si trovavano olii, nafta, batterie al piombo, detersivi, rifiuti speciali, liquami e ceneri del mini inceneritore di bordo. “Il danno ecologico – ha detto in passato Franco Zuccaro, legale che nel processo rappresenta l’associazione animalista – è sotto gli occhi di tutti. L’ambiente, con pieno rispetto dei 32 deceduti, è la trentatreesima vittima di questa tragedia”. L’avvocato Zuccaro ha spesso posto domande “chirurgiche” su questo punto ai testimoni chiedendo informazioni esatte su quantità, ubicazione e accorgimenti presi per salvaguardare la nave e l’ambiente da inquinamenti in caso di incidenti. Dalle dichiarazioni degli ufficiali della nave, per esempio, durante le prime udienze, il legale ha fatto emergere che nella Concordia c’erano circa 200 batterie di emergenza (da 100 chili l’una) che contenevano piombo e materiali acidi, motori diesel, serbatoi di nafta-combustibile e rifiuti. Tra l’altro si è compreso che i liquami erano stoccati nei “doppi fondi” del ponte C, quello squarciato per 70 metri dallo scoglio delle Scole durante l’urto. E i rifiuti? C’erano anche quelli. Stivati nel lato di dritta della nave (quello sommerso) sempre sotto il ponte 0 avevano una gestione diversa. Quelli speciali trasportati a terra, gli altri (tipo carta, cartone anche piccole quantità di plastica) bruciati nell’inceneritore in dotazione alla nave. E le ceneri? Anche quelle rimaste stoccate nel ponte C.

Ma per gli avvocati di Schettino le carte che riguardano l’inchiesta bis sul danno ambientale possono diventare un assist per la loro linea difensiva. Secondo Domenico Pepe, uno dei legali dell’ex capitano, in questo nuovo capo d’imputazione “la Procura ripercorre le accuse a Ambrosio, Coronica e Rusli Bin proprio come emerso durante il processo a Schettino. Da qui si ricava che Schettino non è l’unico responsabile ma un contesto ha determinato il naufragio. Anche per questo abbiamo deciso di tagliare la lista dei testimoni da 43 a quattro, perché la vicenda è talmente evidente e chiara che sembra inutilmente dilatorio, e inopportuno e offensivo verso il tribunale far protrarre inutilmente il processo di altre udienze per sentire altre decine di testi, anche per le spese ingenti che verrebbero ulteriormente sostenute”.

A premessa della contestazione di danno ambientale, ha ancora riferito il difensore di Schettino, “si legge tra l’altro che Ambrosio non ha seguito la rotta tracciata da Canessa (Simone Canessa, il cartografo della nave Costa, ndr), che Coronica non ha vigilato sull’operato del timoniere e che lo stesso timoniere ha equivocato le manovre di emergenza ordinate da Schettino, tutti elementi che sono emersi proprio nel processo che sta per concludersi a Grosseto e che fanno vedere altre responsabilità del naufragio”. Durante le udienze del processo principale, infatti, l’obiettivo di Pepe e dei suoi colleghi è stato quello di “distribuire” le responsabilità anche sugli ufficiali della Concordia che già avevano scelto ed avevano concluso il proprio processo con il patteggiamento. Sul timoniere Rusli Bin, per esempio, è stato detto che non ha capito gli ordini impartiti da Schettino (e se l’avesse fatto la nave – secondo gli avvocati – avrebbe evitato l’impatto). Su Coronica e Ambrosio è stato invece lo stesso Schettino a accusare in aula il resto degli ufficiali di “mutismo”: lui era infatti salito in plancia alcuni minuti prima che la fiancata della Concordia fosse “aperta” per circa 70 metri. Tutte tesi che la Procura ha sempre respinto, insistendo sul fatto che Schettino era il primo responsabile di quanto avveniva a bordo e ancora di più per il comportamento tenuto dopo lo schianto (il mancato allarme alla Capitaneria e una certa “reticenza”) e per l’abbandono della nave molto prima che tutti i passeggeri fossero in salvo.